Il primo giorno di riposo del Tour de France ad Aurillac è solitamente il momento dei bilanci, ma per Jose Joaquin Rojas è stato l'occasione per lanciare una riflessione amara e destinata a far discutere nel mondo del ciclismo. Il Direttore Sportivo del Team Movistar, intervistato dall'agenzia EFE, non ha usato giri di parole per analizzare lo scenario di questo Tour de France, dominato in lungo e in largo da Tadej Pogačar e dalla sua corazzata, la UAE Team Emirates.

Secondo l'ex corridore spagnolo, i giochi per la maglia gialla sono già virtualmente chiusi, ma a preoccupare è soprattutto l'atteggiamento della squadra leader, accusata di non rispettare le "regole non scritte" del gruppo, togliendo ossigeno e motivazioni agli avversari.

"Un dominio mai visto. Il Tour è già deciso"

L'analisi di Rojas parte da una constatazione oggettiva: il divario scavato da Pogačar su Jonas Vingegaard e sul resto della concorrenza sembra incolmabile, supportato da una squadra che sta letteralmente monopolizzando la corsa.

"Pensiamo tutti che il Tour sia più che deciso", ha ammesso con realismo il DS Movistar. "Pogačar è sopra tutti gli altri e ha la squadra più forte, schiacciante e dominante che abbiamo visto negli ultimi anni. Vincerà sei tappe e si prenderà la fetta più grande del bottino."

Il caso della 9ª tappa: "Quello che ha fatto la UAE non ha senso"

La critica più dura di Rojas è rivolta alla gestione tattica della nona tappa (vinta da Mathieu van der Poel a Ussel davanti a Tobias Halland Johannessen e Tom Pidcock).

Quel giorno, una fuga di assoluto spessore aveva preso il largo, senza che nessuno dei fuggitivi rappresentasse una reale minaccia per la classifica generale. Eppure, la UAE ha tirato a fondo per gran parte della giornata, mantenendo il distacco minimo.

Un atteggiamento inspiegabile secondo Rojas, soprattutto considerando i 23 chilometri di discesa tra l'ultima salita e il traguardo che rendevano molto difficile un successo di Pogačar in quel finale.

"Quello che hanno fatto domenica non aveva senso. Parlo con l'85% dei direttori sportivi e la pensiamo tutti allo stesso modo. La UAE può fare quello che vuole perché questo è ciclismo, ma ci sono anche regole non scritte che dovrebbero essere rispettate."

Secondo lo spagnolo, anziché sfinire la squadra per controllare una fuga innocua, la UAE avrebbe potuto inserire un proprio uomo nel tentativo di giornata, lasciando che il resto del gruppo respirasse.

Il rischio di uccidere lo spettacolo: "Molti preferiranno rinunciare"

Il fulcro della polemica sollevata da Rojas risiede nel futuro a breve termine delle tappe di questo Tour. Se la squadra più forte si rifiuta di concedere spazio anche nelle giornate in cui la generale non è in gioco, il rapporto tra il rischio e la ricompensa per gli attaccanti diventa minimo.

La conseguenza? Una progressiva rinuncia da parte delle altre squadre, private di obiettivi realistici.

"Se la situazione è questa, molti diranno che se non possono fare nulla, preferiscono rinunciare. Non so se questo faccia un torto al ciclismo. Ognuno ha il proprio punto di vista, ma per me è così. Alla fine penso che si tolga parte dello spettacolo, perché la bellezza del ciclismo è proprio la lotta per obiettivi diversi."

La replica della UAE: "C'erano altre ragioni"

A stretto giro è arrivata anche una spiegazione interna alla UAE Team Emirates attraverso le parole di Tim Wellens.

Il corridore belga ha offerto una prospettiva diversa sulla gestione della nona tappa, svelando che la decisione è nata direttamente dalle sensazioni dei corridori in sella.

Secondo Wellens, l'ammiraglia era in realtà disposta a concedere più margine alla fuga, ma lui e Felix Großschartner si sentivano particolarmente bene e non volevano "regalare" minuti gratuitamente. Inoltre, il team sperava che la corsa potesse ricompattarsi per consentire a Isaac del Toro di giocarsi le proprie carte in uno sprint ristretto, senza dimenticare l'importanza (seppur secondaria) della classifica a squadre.

Spiegazioni tattiche che, tuttavia, non cancellano il timore espresso da Rojas e condiviso da gran parte del gruppo: con un Pogačar intoccabile e una UAE pigliatutto, il Tour rischia di perdere quel pizzico di imprevedibilità che lo rende l'evento sportivo più bello del mondo.