Il primo vero tappone di montagna della carriera tra i professionisti è un esame che può far tremare le gambe a chiunque, specialmente se hai appena 19 anni e addosso gli occhi di un’intera nazione. Ma per Paul Seixas, la sesta tappa del Tour de France con il mitico Col du Tourmalet si è trasformata nella prova definitiva del suo immenso talento. Il giovane corridore della Decathlon CMA CGM non solo ha retto l'urto con i giganti del ciclismo mondiale, ma ha tagliato il traguardo di Gavarnie-Gèdre in quinta posizione di tappa, regolando il gruppetto degli altri big in lotta per il podio alle spalle degli inarrivabili Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard.

Una prestazione maiuscola che lo proietta al sesto posto in classifica generale, a soli 28 secondi dal podio.

«Sono al mio posto»: la maturità di un predestinato

Nel dopo corsa, Seixas ha analizzato la sua prova con una lucidità sorprendente, confermando di avere la testa, oltre alle gambe, per restare ai vertici:

«È stata molto dura, onestamente, ma è andata piuttosto bene per me», ha confessato a L'Équipe. «Ho gestito la mia scalata, poi ho conquistato un buon piazzamento all'arrivo. Credo di essere al mio posto alla fine».

Senza compagni di squadra già a 8 chilometri dalla vetta, Seixas si è destreggiato da veterano. Ha persino accennato a seguire la ruota di Pogačar subito dopo l'attacco dello sloveno e poi quella di Vingegaard, prima di capire che era meglio non fare fuori giri e salire del proprio passo regolando lo sforzo.

Una scelta applaudita anche dal suo direttore sportivo, Julien Jurdie: «C'era molta soddisfazione. Era solo, ma si vedeva subito sul suo viso che stava bene, eravamo tranquilli».

L'ombra del virus in casa Decathlon

La splendida prova di Seixas assume un valore ancora più alto se contestualizzata con il momento difficile che sta attraversando la sua squadra. Come rivelato da L'Équipe, all'interno del team francese sta circolando un virus (o una possibile intossicazione alimentare) che sta condizionando pesantemente lo staff e diversi corridori.

Se Nicolas Prodhomme è riuscito a scortare Seixas finché ha potuto, altri elementi sono in netta difficoltà: Daan Hoole ha sofferto di vomito fin dall'inizio della tappa, Matthew Riccitello è arrivato molto lontano dai primi con forti mal di pancia, e anche Aurélien Paret-Peintre ha passato diverse notti insonni.

All'arrivo a Gavarnie, molti membri del team e alcuni corridori indossavano la mascherina chirurgica per evitare il propagarsi del contagio nei prossimi giorni.

Il "blitz" di Macron: «Resta in una squadra francese»

A coronare una giornata indimenticabile per il diciannovenne è arrivato un incontro decisamente fuori dal comune. Il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, che ha seguito in auto la tappa, ha voluto congratularsi personalmente con Seixas nel dopo corsa. L'incontro, pianificato con discrezione la sera prima dal direttore generale del team Mathieu Charpentier direttamente con l'Eliseo, ha regalato un siparietto memorabile.

Dopo una lunga stretta di mano e un breve debriefing sulla corsa, Macron ha voluto fare un appello esplicito e accorato al giovane talento transalpino, corteggiatissimo dai grandi team internazionali: gli ha chiesto maliziosamente di rimanere in una squadra francese anche per il futuro, continuando la sua crescita all'interno della Decathlon.

La Francia ha fretta di ritrovare un erede di Bernard Hinault e, a quanto pare, anche il Capo dello Stato ha deciso di muoversi in prima persona per proteggere il patrimonio ciclistico nazionale.