Un cannibale non dimentica. Nemmeno a distanza di due anni, nemmeno quando si ritrova a dominare la corsa più importante del mondo con un vantaggio apparentemente incolmabile. Tadej Pogačar ha vinto la decima tappa del Tour de France a Le Lioran con una motivazione speciale, quasi intima: cancellare quel 2024 in cui, proprio su questo traguardo nel Massiccio Centrale, subì l'ultima, bruciante sconfitta in un duello diretto contro Jonas Vingegaard.

Nel consueto e attesissimo flash interview del dopo tappa, la maglia gialla ha confessato quanto quel precedente avesse pesato nella sua testa, togliendosi anche qualche sassolino dalle scarpe nei confronti di una parte di pubblico che lo ha accolto al traguardo con qualche fischio.

Il fantasma del 2024 e la rivincita cercata (e trovata)

Due anni fa, Pogačar provò un attacco da lontano, ma fu ripreso da un indomito Vingegaard che poi lo beffò nello sprint a due. Oggi la storia è stata riscritta, ma i fantasmi del passato si sono fatti sentire fino all'ultimo metro: «Avevamo messo nel mirino questa tappa da moltissimo tempo», ha ammesso Pogačar. «Jonas mi aveva battuto qui due anni fa. Oggi, nel finale, ho avuto una sensazione alle gambe del tutto simile a quella di allora: ero letteralmente distrutto, con le gambe svuotate. Fino all'ultimo chilometro non ero sicuro di farcela, proprio perché il ricordo di Vingegaard che mi riprendeva e mi batteva allo sprint continuava a tormentarmi la mente.

Volevo assolutamente questa rivincita».

Una determinazione feroce, accentuata dal giorno di festa per la Francia: «Quando ho capito che stavo per vincere, ho pensato che fosse il 14 luglio, il giorno della festa nazionale, e ho voluto fare di tutto per onorare al meglio questa splendida maglia gialla».

Problemi con la radio e tanta incertezza

Ad aumentare la tensione emotiva della cavalcata solitaria dello sloveno si sono aggiunti anche alcuni problemi tecnologici che lo hanno lasciato al buio nelle fasi finali della tappa: «Oggi abbiamo testato un nuovo sistema di radiotrasmissione. Nelle zone più affollate e rumorose non sentivo assolutamente nulla. Negli ultimi 10 chilometri non avevo la minima idea di quanto fosse il mio vantaggio o di cosa stesse succedendo alle mie spalle.

Nella mia testa c'era un solo pensiero: continua a spingere sui pedali».

La risposta da fuoriclasse ai fischi del pubblico

Durante il suo attacco e al momento dell'arrivo, non è sfuggito qualche fischio o coro di disappunto da parte di alcuni spettatori lungo le transenne, infastiditi dall'ennesimo assolo della UAE. Pogačar ha risposto con il sorriso, trasformando la contestazione in benzina: «L'atmosfera sulle strade oggi era fantastica e voglio ringraziare tutti i tifosi accorsi. Certo, c'è stato anche qualche fischio e dei buuu nei nostri confronti... Ma a quelle persone voglio solo dire una cosa: sappiate che i vostri fischi non fanno altro che darci ancora più forza ed energia per andare forte».

Con la terza vittoria di tappa in tasca e il fantasma di Le Lioran definitivamente scacciato, il Tour di Pogačar continua a viaggiare su binari di assoluta e inarrestabile superiorità.