Il verdetto della sesta tappa, con il traguardo a Gavarnie-Gèdre dopo aver scollinato sul mitico Col du Tourmalet, ha lasciato un segno profondo sul Tour de France. Non solo per la classifica generale, ma anche per gli stessi organizzatori di ASO. Il piano del progettista del percorso, Thierry Gouvenou, era chiaro: disegnare una prima parte di Tour stimolante ma aperta, capace di mantenere viva la suspense e l'incertezza per tutte le tre settimane.

Quel piano, però, è fallito clamorosamente sotto i colpi di un monumentale Tadej Pogačar. Il dominio dello sloveno ha già ipotecato la maglia gialla, infliggendo distacchi abissali che rischiano di spegnere l'interesse per la vittoria finale con largo anticipo.

L'ammissione di ASO: "Sorpresi da questi distacchi"

Intervistato dall'emittente danese TV 2 Sport, Gouvenou non si è nascosto dietro a un dito, ammettendo che l'esito della frazione pirenaica è andato ben oltre le previsioni della vigilia. ASO sperava in una selezione graduale, immaginando che l'ascesa finale, più morbida, verso Gavarnie-Gèdre potesse contenere i distacchi tra i big.

Al contrario, il primo vero test di alta montagna si è trasformato in una sentenza: Pogačar ha inflitto ben 2 minuti e 42 secondi a Jonas Vingegaard, il suo rivale più accreditato.

"Eravamo un po' incerti su quanto sarebbe stata difficile la sesta tappa, perché sapevamo benissimo che il Tourmalet sarebbe stato un momento decisivo.

A dire il vero, non ci aspettavamo un distacco così grande, e pensavamo che le differenze al traguardo sarebbero state molto più piccole. Per quanto riguarda la suspense, si potrebbe dire che la tappa è stata un fallimento." ha dichiarato Thierry Gouvenou

Pogačar ha costruito il suo capolavoro sul Tourmalet, transitando in vetta con 30 secondi di vantaggio su Vingegaard, per poi scatenarsi nella successiva discesa e nel tratto finale, dove ha guadagnato altri due minuti sul danese.

La difesa del percorso: "Il Tourmalet non si tocca"

Inevitabilmente, la fine prematura dei giochi per la classifica generale ha acceso il dibattito sul disegno del percorso. C'è chi accusa l'organizzazione di aver inserito montagne troppo dure già nella prima settimana, ma Gouvenou respinge con fermezza le critiche.

Escludere colossi come il Col d'Aspin o il Col du Tourmalet per il timore che un fuoriclasse cannibalizzi la corsa significherebbe, secondo il tracciatore, snaturare l'identità stessa della Grande Boucle.

  • Identità e Storia: Il Tourmalet rappresenta la storia del ciclismo nei Pirenei. Eliminarlo vorrebbe dire tradire lo spirito della corsa.

  • Rispetto del pubblico: Gli appassionati non capirebbero un Tour che attraversa le grandi catene montuose affrontando solo salite marginali o percorsi troppo semplici.

  • La dura legge del ciclismo: Lo sport deve premiare i più forti, non limitarli.

"Il problema non è la strada, è Pogačar"

Nelle sue battute finali, Gouvenou sposta definitivamente il focus dall'altimetria delle tappe al valore assoluto dei corridori in gara.

Sebbene da organizzatore avrebbe preferito un duello sul filo dei secondi per garantire lo spettacolo fino a Parigi, il francese riconosce la superiorità del campione in carica.

"Fa parte del ciclismo. Questo è semplicemente com'è Pogačar. È così forte che qualsiasi percorso gli si addice. Il problema non è la strada, il problema è la differenza tra Pogačar e gli altri."

Il verdetto dei Pirenei è tratto: ASO ha disegnato il teatro perfetto, ma Pogačar ha deciso di riscriverne la sceneggiatura, trasformando una corsa a tappe che doveva essere incerta in un assolo regale. Ai rivali, ora, non resta che sperare in un passo falso dell'extraterrestre in maglia gialla.