Una tappa corsa a ritmi folli, volata a 50 km/h di media nonostante le pendenze del Ballon d’Alsace. La tredicesima frazione del Tour de France, 205 chilometri con arrivo sui Vosgi – le prime, storiche montagne entrate nella leggenda della Grande Boucle – regala spettacolo, cambia la classifica generale e incorona Mauro Schmid al termine di una giornata semplicemente fuori dagli schemi.

Sulla carta, il disegno della tappa (un lungo tratto pianeggiante prima dei 9 km al 6-7% della salita al Ballon d'Alsace) chiamava a gran voce un tentativo da lontano.

La realtà ha superato ogni previsione: dopo un avvio a tutta e continui scatti, due folti tronconi di attaccanti si sono fusi in un gruppone oceanico di ben 57 corridori.

Dentro c'era mezza carovana, compresi cacciatori di tappe e passisti del calibro di McNulty, Wellens, Vauquelin, O'Connor, Plapp e Van Gils. Ma soprattutto, a incendiare la corsa, c'era la presenza di Tom Pidcock, l'uomo più pericoloso del lotto, staccato di 11'46” dalla maglia gialla alla partenza.

Il braccio di ferro: Pidcock fa paura, la Bahrain fatica

Con un plotone così numeroso e d'accordo a spingere, il vantaggio della fuga è schizzato rapidamente tra i 7 e gli 8 minuti. Un divario enorme che ha fatto scattare il codice rosso in gruppo, trasformando Pidcock in una minaccia diretta per le posizioni di vertice.

A farsi carico dell'inseguimento è stato inizialmente il Team Bahrain Victorious, costretto a un lavoro d'usura per difendere il piazzamento in classifica di Lenny Martinez, virtualmente scalzato dal britannico. Una caccia furiosa alla quale, nel finale, si sono uniti anche gli uomini della Lidl-Trek, nel tentativo di limitare i danni da un distacco che rischiava di diventare pesante.

Il Ballon d'Alsace seleziona, Schmid e Tejada beffano tutti

Sulle rampe del Ballon d'Alsace l'idillio della fuga si è spezzato. È stato lo stesso Pidcock a fare la selezione dura, scollinando insieme a una decina di superstiti e facendo esplodere il gruppo dei 57.

Il capolavoro tattico, però, si è consumato subito dopo la picchiata: in fondo alla discesa, approfittando di un attimo di esitazione, Mauro Schmid (Team Jayco AlUla) e Harold Tejada (XDS Astana) hanno colto il momento perfetto per piazzare la stoccata decisiva.

Il finale è stato un thriller psicologico. Schmid ha smesso di collaborare rifiutando i cambi e provocando un vistosissimo rallentamento della coppia di testa. Dietro hanno rimontato a velocità doppia, ma il riaggancio è fallito per una manciata di metri. Nello sprint a due, un serrato testa a testa, Schmid ha fatto valere lo spunto migliore, costringendo Tejada a cedere e ad arrendersi nelle ultime pedalate.

La nuova classifica: Pidcock vede il podio

Mentre Schmid festeggiava il successo parziale, il gruppo dei migliori tagliava il traguardo con un ritardo pesante di 7 minuti e mezzo.

Un abisso che non scalfisce la leadership dei tre "marziani" là davanti, ma che ridisegna completamente la top-10: grazie alla monumentale fuga di oggi, Tom Pidcock compie un balzo pazzesco in avanti e si issa fino al 4° posto della classifica generale, accomodandosi subito alle spalle del podio provvisorio occupato da Tadej Pogačar, Jonas Vingegaard e Remco Evenepoel. Il Tour ha trovato un nuovo, imprevedibile protagonista per la seconda parte di corsa.