Quello che doveva essere il debutto dei sogni al Tour de France per Cian Uijtdebroeks si sta trasformando, tappa dopo tappa, in un incubo sportivo e medico. Il ventitreenne belga, arrivato alla Movistar con i galloni di leader e con concrete ambizioni di conquistare una posizione nella top 10 della classifica generale, ha mostrato evidenti segni di cedimento fin dalle prime battute in terra catalana.

Le difficoltà erano emerse già nella cronosquadre d'apertura a Barcellona, dove Uijtdebroeks si era staccato dai compagni sulla salita del Montjuïc a causa di violenti crampi, per poi perdere altro terreno prezioso nella seconda e nella terza tappa, accumulato sotto un caldo torrido che ha sfiorato i 40 gradi.

Il ritardo in soli tre giorni dal leader Tadej Pogačar è già pesante (3'24"), ma a far esplodere la vera polemica non è il verdetto del cronometro, bensì le ragioni dietro a questo crollo.

Le dichiarazioni del corridore

Il velo sul mistero è stato squarciato dallo stesso corridore e dalle successive notizie arrivate del team, che ha confermato lo stato febbrile di Cian. Le parole rilasciate da Uijtdebroeks a Sporza al termine della terza frazione hanno però sollevato enormi interrogativi sulla tutela della salute degli atleti:

"Quando non stai bene è dura, ma ho lottato. Ho la febbre da ieri. Spero di poter continuare a correre, devo solo cercare di recuperare, ma al momento non mi sento bene".

Sentire un atleta parlare apertamente di "febbre" mentre è costretto a spingere il proprio corpo al limite su ascese durissime e con temperature ambientali estreme ha scatenato un'immediata ondata di indignazione nel mondo del ciclismo.

Il mondo del ciclismo insorge: "Come possono i medici permetterlo?"

La scelta della Movistar di permettere a un corridore in quelle condizioni di continuare a correre ha attirato critiche feroci da parte di numerosi ex professionisti e commentatori televisivi. Il fulcro delle accuse ruota attorno alla responsabilità etica e medica dello staff nei confronti di un ragazzo così giovane.

Tra i primi a sollevare pubblicamente il caso è stato l'ex professionista Thomas De Gendt.

Sempre molto diretto, l'ex corridore belga ha utilizzato il proprio profilo X per puntare il dito contro la gestione del team:

"Come possono i medici della Movistar permettere a Cian di continuare a correre con la febbre?"

Un interrogativo che fotografa lo stupore di molti addetti ai lavori di fronte a una gestione del personale sanitario che sembra ferma al ciclismo di un'altra epoca.

Ancora più duro e tranchant è stato il commento del giornalista olandese Thijs Zonneveld, che su X non ha usato giri di parole per descrivere la gravità della situazione:

"Correre con la febbre, e con queste temperature, è completamente assurdo e pericoloso per la vita".

La replica della squadra

La Movistar ha poi puntualizzato la situazione di salute del suo corridore.

"Soffre di gastroenterite e diarrea. Con questo caldo è disastroso," ha dichiarato il direttore sportivo Jürgen Roelandts. "Cian ha febbre, cosa normale con quell'infezione allo stomaco e all'intestino."

"Erano 37,3 gradi. È febbrile, ma al limite, sì. A 38,5 o 39 gradi, comunque non sarebbe partito."