Nel ciclismo moderno la tecnologia viaggia a velocità doppia rispetto ai regolamenti, e a farne le spese questa volta è stato un veterano del gruppo. L'ex corridore World Tour Willie Smit, trentatreenne sudafricano con un passato nelle file di Katusha-Alpecin e Burgos-BH, è stato clamorosamente squalificato durante la tappa inaugurale dell'11 luglio al Tour of Qinghai Lake, corsa a tappe che si disputa in Cina.
Il motivo? Ha indossato un paio di occhiali in grado di registrare video, violando le rigide norme dell'Unione Ciclistica Internazionale (UCI).
Il caso: gli occhiali-telecamera finiscono sui social
Smit, che attualmente difende i colori della formazione continental cinese China Anta-Mentech Cycling Team, ha affrontato la prima frazione indossando dei modernissimi Oakley Meta, occhiali intelligenti dotati di una micro-telecamera integrata nella montatura. Durante la corsa, il corridore ha registrato alcune fasi della gara per poi condividere i filmati sui propri canali social.
Le immagini non sono sfuggite ai commissari di gara, allertati – secondo quanto riferito dallo stesso atleta – direttamente dai vertici dell'UCI. La sanzione è stata immediata e drastica: l'esclusione totale dalla competizione.
Cosa dice il regolamento UCI
L'episodio ruota attorno all'applicazione dell'articolo 1.3.006 del regolamento UCI, che disciplina l'uso delle tecnologie a bordo e dei dispositivi di registrazione durante le gare.
La norma parla chiaro: è consentito montare telecamere (come le tradizionali GoPro) esclusivamente sulla bicicletta e previa autorizzazione, mentre è tassativamente vietato indossare dispositivi di cattura video sul corpo o sul vestiario, occhiali compresi, a meno di specifiche e rarissime deroghe (spesso concesse solo per scopi televisivi ufficiali).
La rabbia di Smit: "Una squalifica esagerata, al Tour fanno i vlog in corsa"
Per il corridore sudafricano si tratta della prima squalifica in ben 14 anni di carriera professionistica. Smit non ha nascosto l'amarezza e lo stupore per la severità del provvedimento, affidando ai social il suo sfogo:
"Oggi sono stato squalificato per la prima volta nella mia carriera per aver indossato occhiali che registrano video.
Purtroppo non ero a conoscenza di una nuova specifica introdotta ad aprile che vietava questo tipo di tecnologia. Un avvertimento, una multa o al massimo un cartellino giallo sarebbero potuti bastare."
Smit ha poi sollevato una polemica legata alla disparità di trattamento nel ciclismo di vertice, citando quanto accade nelle corse più importanti del mondo:
"Quello che faccio davvero fatica a capire è perché al Tour de France si vedano corridori che fanno letteralmente dei vlog tenendo una telecamera in mano – cosa che a quanto pare è perfettamente legale – mentre se la telecamera è integrata negli occhiali scatta la squalifica automatica?!"
Il corridore ha infine ammesso che, se avesse conosciuto la norma, non avrebbe mai pubblicato i video online, ma ha comunque accettato la decisione della giuria pur ritenendola sproporzionata.
Il caso di Willie Smit riapre il dibattito sulla comunicazione nel ciclismo: in un'epoca in cui i contenuti on-board e i dietro le quinte sono sempre più richiesti dai tifosi e dagli sponsor, la burocrazia regolamentare rischia di frenare l'innovazione, punendo con la massima sanzione un'ingenuità finalizzata alla promozione social dello sport.