Nel primo giorno di riposo del Tour de France, mentre i distacchi in classifica iniziano a farsi importanti, una vera e propria bomba scuote il plotone. Non riguarda scatti in salita o tattiche di gara, ma il futuro e la salute mentale di uno dei più grandi interpreti delle corse a tappe moderne: Jonas Vingegaard.
Il campione danese della Visma | Lease a Bike ha confessato all'emittente TV2 di aver seriamente preso in considerazione il ritiro dal ciclismo professionistico al termine della scorsa stagione, logorato dalle pressioni e dai sacrifici estremi richiesti per rimanere ai vertici del ciclismo mondiale.
Il ricatto professionale: "A queste condizioni non ci sto più"
Dietro ai risultati del 2025 – che lo hanno visto trionfare alla Vuelta a España e chiudere secondo al Tour – si nascondeva una profonda crisi personale. Vingegaard ha rivelato di aver posto un duro aut-aut alla dirigenza del suo team:
"L'anno scorso ho detto chiaramente alla squadra che, se fosse continuata così, non avrei più fatto parte di questo mondo. Penso che il team si sia reso conto della gravità della situazione e abbia capito che non ero felice. Hanno accettato che dovevamo cambiare qualcosa, e lo abbiamo fatto."
Al centro del malessere del danese c'erano i ritiri infiniti lontano da casa e la gestione maniacale e ossessiva del peso e dei carichi di lavoro: "La vita da uomo di classifica pesa sul corpo e sulla mente.
Devi pensare continuamente al peso, sei sempre fuori ad allenarti. Ti viene chiesto davvero troppo."
Il compromesso per il 2026: un ciclismo più "sostenibile"
Il compromesso con la Visma ha portato a una gestione molto più individualizzata della sua stagione, concedendo a Jonas Vingegaard maggiore voce in capitolo sul calendario e sui training camp. Una rivoluzione che lo ha portato anche a debuttare e vincere al Giro d'Italia lo scorso maggio, completando la tripla corona nei Grandi Giri.
"Affinché il ciclismo torni a essere uno sport sostenibile, la direzione deve essere questa: creare programmi individuali per ogni corridore. Se per qualcuno è difficile stare via da casa così a lungo, allora bisogna fare qualcos'altro. Ora sono molto più felice come ciclista. Abbiamo fatto un passo nella direzione giusta, ma è solo il primo passo."
La sfida a Pogačar non è finita: "Ci credo ancora"
Attualmente Vingegaard si trova in seconda posizione nella classifica generale del Tour, staccato di 2'42" da un monumentale Tadej Pogačar, dominatore assoluto nella sesta tappa a Gavarnie-Gèdre.
Nonostante il gap e la superiorità mostrata dallo sloveno, il danese non ha alcuna intenzione di arrendersi prima del tempo.
"Molti pensano che il Tour sia già chiuso? Può darsi, ma io no. Sono già stato in svantaggio al Tour in passato e poi sono riuscito comunque a vincerlo. Credo ancora che sia possibile ribaltare la situazione. Ho intenzione di combattere fino a Parigi."
Il Tour de France 2026 si conferma non solo una battaglia di gambe e secondi, ma anche una sfida psicologica tra campioni umani che cercano di ridefinire i limiti di un ciclismo sempre più estremo.