La nona tappa del Tour de France, conclusasi con il trionfo a Ussel di Mathieu van der Poel davanti a Tobias Johannessen e Tom Pidcock, ha lasciato aperti diversi interrogativi tattici. A far discutere gli appassionati è stato soprattutto l'atteggiamento della UAE Team Emirates che, per gran parte della calda giornata, si è sobbarcata il peso di un inseguimento a tutta per mantenere il gruppo degli attaccanti a poco più di un minuto di distacco. Uno sforzo apparentemente inutile e rischioso, specialmente in vista delle grandi montagne che attendono gli uomini di Tadej Pogačar nelle prossime due settimane.

A fare piena luce sulle strategie del team emiratino ci ha pensato Tim Wellens. Ai microfoni di Sporza, il forte corridore belga ha svelato un curioso retroscena: la decisione di tirare non è arrivata dall'ammiraglia, ma è stata presa direttamente dai corridori in corsa.

La ribellione positiva: "Ci sentivamo bene, non volevamo regalare minuti"

Secondo quanto raccontato da Wellens, i piani dei direttori sportivi della UAE Team Emirates per la frazione di Ussel erano di natura decisamente più conservativa.

"Una volta che la fuga è partita, abbiamo semplicemente iniziato a pedalare", ha spiegato Wellens. "Mi sono chiesto se avremmo dovuto concedere loro più spazio. In realtà, i nostri direttori sportivi dall'ammiraglia ci avevano detto che potevamo lasciare che il divario aumentasse molto.

Tuttavia, Felix [Großschartner] ed io ci sentivamo davvero bene. Non avevamo alcuna voglia di regalare tutti quei minuti gratis agli avversari."

Così, la coppia composta da Wellens e Großschartner si è messa a dettare un ritmo sostenuto in testa al plotone, supportata solo nelle fasi successive dagli uomini della Netcompany-Ineos.

Il piano segreto: la carta Isaac del Toro per la volata

Dietro questo inseguimento, però, non c'era solo il desiderio di tenere la corsa sotto controllo, ma anche una precisa ambizione di tappa. La squadra credeva infatti che, in caso di ricongiungimento, uno sprint di un gruppo ridotto avrebbe potuto favorire Isaac del Toro.

"Prima del via avevamo ipotizzato che Isaac potesse giocarsi le sue carte in caso di arrivo di un gruppetto ristretto.

A metà tappa questa era ancora un'opzione concreta. Se fossimo riusciti a riprendere i fuggitivi, il piano era chiaro: saremmo arrivati da dietro con Tadej [Pogačar] e Brandon [McNulty] a fare da treno per l'ultimo chilometro e lanciare la volata di Del Toro. Alla fine i quattro davanti sono stati bravissimi e hanno mantenuto quel minimo margine, ma va detto che noi non abbiamo messo proprio tutto quello che avevamo nell'inseguimento finale."

La spallata decisiva di Van der Poel sul Mont Bessou a 25 chilometri dalla conclusione, e la successiva collaborazione in discesa con Baudin, Johannessen e Pidcock, ha di fatto spento le speranze del plotone, che ha tagliato il traguardo con appena 6 secondi di ritardo.

Energie sprecate? "Nessun danno, e preferisco correre così"

Wellens ha voluto rispedire al mittente le critiche di chi ha accusato la UAE di aver dilapidato preziose energie in una giornata in cui la maglia gialla di Pogačar non correva alcun pericolo reale in ottica classifica generale.

"La gente dice sempre che queste manovre costano troppa energia, ma la verità è che oggi siamo andati davanti solo io e Felix. Inoltre, non abbiamo nemmeno dovuto lavorare negli ultimi 40 chilometri, quando la strada è diventata pianeggiante. Personalmente, preferisco di gran lunga pedalare duro sulle salite mettendo tutti sotto pressione, piuttosto che trovarmi a viaggiare lentamente tutto il giorno per poi dover faticare ovunque."

Uno sguardo alla classifica a squadre

Un ultimo dettaglio menzionato dal belga riguarda la situazione della classifica a squadre, attualmente dominata dalla Lidl-Trek con circa mezz'ora di vantaggio sulla UAE.

"Non è che volessimo rendere la vita dura ai rivali di Tadej tanto per fare. Bisogna anche guardare le altre classifiche: la Lidl-Trek è molto avanti nella graduatoria a squadre. Vincere quel premio non è il nostro obiettivo principale, che resta ovviamente portare la maglia gialla a Parigi. Però per noi corridori conta, e se a fine Tour arrivasse anche quel successo sarebbe un bel bonus, seppur non fondamentale."

La prima settimana si chiude così in totale serenità per la corazzata emiratina. Tadej Pogačar entra nel primo giorno di riposo blindando il proprio primato in classifica generale, forte di un solido vantaggio di 2 minuti e 42 secondi sul rivale storico Jonas Vingegaard.