Il ciclismo femminile vive la sua epoca d'oro in termini di ascolti, spettacolo e prestazioni atletiche, eppure le sue fondamenta rischiano di cedere per mancanza di investimenti e politiche lungimiranti. A lanciare un grido d'allarme lucido e appassionato è la campionessa italiana Elisa Longo Borghini, reduce dallo straordinario terzo posto sul podio del Tour de France Femmes.

In una riflessione affidata a Cyclingnews, la fuoriclasse piemontese ha evidenziato il profondo divario che si sta creando tra l'élite del WorldTour — sempre più veloce, ricca e spettacolare — e il sottobosco delle categorie giovanili, dove corse e formazioni minori stanno sparendo a ritmo vertiginoso.

La contrazione della base e l'allarme sui vivai

Secondo Longo Borghini, la progressiva scomparsa delle piccole realtà mette a repentaglio il naturale ricambio generazionale del movimento.

«Quello che vorrei vedere è una base più larga, che non veda scomparire piccoli team, perché altrimenti non avremo un cambio di generazione. Le ragazze giovani non avranno la possibilità di fare esperienza. Vorrei vedere più gare dedicate alle giovani e alle Under-23 in futuro.»

Il valore della pazienza: «Da junior non ero un fenomeno»

Longo Borghini porta come esempio il proprio percorso di maturazione graduale, un cammino che oggi rischierebbe di essere stroncato prima del tempo:

«Ho fatto il terzo anno da junior perché non ero abbastanza forte.

Non ho mai disputato un Campionato Europeo o Mondiale nelle categorie giovanili, e ora sono sul podio del Tour de France. Chi lo sa: forse là fuori c'è una ragazza fortissima che al momento non ha avuto l'opportunità di entrare in un development team e sta correndo in una Continental o in una squadra non UCI. Serve tempo per crescere.»

Un livello tecnico mai così alto

Accanto alla preoccupazione per il futuro delle categorie minori, l'atleta azzurra non ha nascosto l'entusiasmo per i record atletici e l'attenzione mediatica che il vertice del ciclismo femminile continua a conquistare:

  • Prestazioni e wattaggi da record: I tempi di scalata e i valori espressi in salita stanno riscrivendo i limiti della categoria in ogni Grande Giro.

  • Visibilità globale: «Al Tour de France è impressionante vedere tutti i numeri che emergono su watt per chilo e tempi di ascesa. Già al Giro dell'anno scorso si saliva a 5,3 W/kg, ma nessuno ne parlava perché non era il Tour. Sono davvero felice che oggi si riconosca finalmente quanto le donne vadano forte in bicicletta.»

La sfida per il futuro dell'intero movimento sarà trovare un equilibrio sostenibile: continuare a spingere la crescita mediatica del WorldTour, senza dimenticare di irrigare le radici da cui sbocciano le campionesse di domani.