A distanza di sei anni dall'impresa con cui ha iniziato a riscrivere la storia del ciclismo moderno, Tadej Pogačar è tornato a parlare del suo primo trionfo al Tour de France 2020. Un'edizione anomala, slittata a settembre a causa della pandemia, e consegnata alla leggenda da una delle battaglie più drammatiche di sempre. In un'intervista rilasciata al podcast Tour 202, il fuoriclasse del team UAE Team Emirates-XRG ha aperto il libro dei ricordi, rivelando il lato umano e doloroso di quella giornata che ha cambiato per sempre la sua carriera.
La crono del destino: La Planche des Belles Filles
Alla vigilia della penultima tappa, la cronometro individuale di La Planche des Belles Filles, i giochi sembravano fatti. Primož Roglič, connazionale e idolo di Pogačar, indossava saldamente la maglia gialla con 57 secondi di vantaggio. Tutta la Slovenia si preparava a festeggiare il primo storico successo alla Grande Boucle del suo campione simbolo.
Pogačar, all'esordio a soli 22 anni, era già ampiamente appagato dal suo percorso:
"Sarei stato completamente soddisfatto del secondo posto. Mi ero preparato mentalmente a questo nei giorni precedenti. Primož era il ciclista numero uno della Slovenia, vinceva tutto ed era già una leggenda."
La strada, tuttavia, ha scritto un finale diverso.
Lungo l'ascesa conclusiva, mentre Pogačar volava sui pedali realizzando una prestazione sensazionale, Roglič entrava in una crisi profonda e visibile. Il vantaggio si è azzerato secondo dopo secondo, trasformando la favola di Roglič in un incubo sportivo.
Il retrogusto amaro del trionfo
Quando Roglič ha tagliato il traguardo sconfitto, Pogačar era diventato il più giovane vincitore del Tour da oltre un secolo. Eppure, davanti alle immagini del connazionale stremato e svuotato, la gioia ha lasciato spazio all'empatia:
Un cuore spezzato: "Quando ho visto come ha raggiunto il traguardo, anche il mio cuore si è spezzato in due. Non ero felice come avrei potuto essere. Semplicemente non riuscivo a crederci."
Festeggiamenti congelati: "Nella settimana dopo la gara ero a casa e non ho festeggiato la vittoria come l'anno successivo. È stato difficile anche per me, mi sentivo molto giù."
L'eredità di un'amicizia e il rispetto per il mito
Nonostante quel ribaltamento abbia alimentato accese rivalità tra i tifosi in patria, la stima di Tadej verso il rivale è rimasta incrollabile.
A distanza di tempo, Pogačar riconosce che avrebbe potuto concedersi di celebrare maggiormente quel momento unico, ma il rispetto per il suo idolo ha avuta la meglio sulle dinamiche del podio.
Per il fenomeno della UAE, Roglič rimane un punto di riferimento assoluto: un eroe e una leggenda che ha spianato la strada al ciclismo sloveno nel mondo. Quel Tour del 2020 ha regalato a Pogačar la prima maglia gialla, ma gli ha anche insegnato quanto possa essere sottile la linea tra la gloria personale e il dolore per un amico sconfitto.