Un momento di pura tensione, ripreso dalle telecamere e diventato in poche ore un contenuto virale per milioni di appassionati. Durante la 20ª tappa del Tour de France, sul Col de Sarenne, Tadej Pogačar è stato protagonista di un episodio che ha raccontato, meglio di qualsiasi parola, la sua leadership nel gruppo e l'incredibile generosità nei confronti dei compagni di squadra.
Con la maglia gialla già saldamente al sicuro, lo sloveno si era trasformato in un "gregario di lusso" per proteggere il 3° posto e la maglia bianca di Isaac Del Toro, insidiato da Paul Seixas.
Proprio mentre Pogačar si stava facendo carico di tirare il gruppo, l'accelerazione improvvisa di Nicolas Prodhomme (Decathlon CMA CGM) ha fatto scattare uno sguardo penetrante da parte della maglia gialla.
A più di una settimana dalla conclusione della Grande Boucle, Pogačar è intervenuto al podcast Val 202 per minimizzare qualsiasi vena ostile di quel gesto e fare chiarezza su uno dei momenti più curiosi della corsa.
La frustrazione in corsa: "Ero nella zona rossa"
Pogačar ha spiegato come la fatica accumulata in testa al gruppo abbia giocato un ruolo chiave in quell'intensa occhiata:
"Avevo tirato in testa al gruppo nel fondovalle, con il vento in faccia non era affatto facile. Ho provato una o due volte a chiedergli di darmi un cambio, così da poter riprendere fiato prima di proseguire.
Ma niente, non mi ha dato nemmeno un cambio, pur essendo in due della Decathlon."
Nonostante il momento di stizza, lo sloveno ha immediatamente contestualizzato la dinamica di gara, dimostrando grande lucidità:
"Capisco perfettamente, questo è il ciclismo. Nessuno lì aveva l'obbligo di aiutarmi, dato che cercavano di spodestare Isaac. Ma dopo aver passato tanto tempo nella 'zona rossa', in quel momento ho sbattuto contro un muro. La mia priorità era solo tenere il passo e proteggere Del Toro fino in cima."
Il soprannome in casa UAE: "Per noi era diventato Pantani"
L'aspetto più divertente emerso durante il podcast riguarda il modo in cui il team UAE Emirates ha vissuto le continue accelerazioni di Prodhomme nel corso delle tre settimane di gara.
Un'intraprendenza in salita che ha spinto il gruppo a ribattezzarlo goliardicamente:
"In squadra ci scherzavamo già da giorni, lo avevamo soprannominato 'Pantani' perché trovava sempre la forza per l'affondo finale! Accelerava sempre per 500 metri per allungare il gruppo, cosa che a noi in squadra non faceva impazzire... Quando l'ho raggiunto l'ho guardato come per dire: 'Calmati, cosa stai combinando? Calmati!'."
Solo grande rispetto per Prodhomme
Al di là del siparietto e dello sguardo "intimidatorio", Tadej ci ha tenuto a spendere parole di altissima stima per il corridore francese, sottolineandone il lavoro spesso oscuro ma preziosissimo:
"Non voglio assolutamente dire nulla contro di lui, anzi: è stato eccezionale. È stato uno dei migliori corridori di questo Tour e non ha ricevuto il riconoscimento che merita davvero per quello che ha fatto per la sua squadra. Un ciclista di primissimo ordine, spero che in Decathlon abbiano notato quanto valore abbia portato. Tutto il mio rispetto a lui."
Un aneddoto che conferma ancora una volta la natura di Pogačar: spietato in gara e attento ai dettagli, ma sempre pronto a riconoscere il valore dei rivali a bocce ferme.