La drammatica scomparsa di Finlay Tarling — il diciannovenne britannico investito da un furgone inseritosi sul percorso di gara durante l'ottava tappa della Volta a Portugal — continua a sollevare un'ondata di sdegno e ad aprire dolorosi interrogativi nel mondo del ciclismo professionistico. Con questo dramma sale a sei il bilancio dei giovani corridori deceduti in gara negli ultimi tre anni. Un dato inquietante che ha spinto l'ex professionista francese Jérôme Pineau ad alzare la voce dai microfoni della trasmissione "Les Grandes Gueules du Sport" su RMC.

L'analisi dell'ex corridore e attuale opinionista TV è un vero e proprio atto d'accusa contro i deficit organizzativi e le falle nei protocolli di sicurezza che caratterizzano molte competizioni del calendario internazionale.

"Un miracolo permanente fino alla tragedia"

Pineau, che sta seguendo con attenzione la corsa portoghese anche per via delle prestazioni del connazionale Alexis Guerin (leader della generale), non ha usato mezzi termini nel descrivere la situazione delle strade lusitane:

«Quello che è successo è drammatico. Sto seguendo molto da vicino questo Giro del Portogallo ed è un miracolo permanente: la sicurezza è catastrofica».

Secondo il francese, l'impatto mortale con un veicolo del tutto estraneo alla carovana non è frutto del caso, ma il sintomo di una profonda carenza strutturale legata all'inciviltà degli automobilisti e, soprattutto, ai costi sempre più insostenibili per chi allestisce le corse.

I tagli sulla sicurezza per far quadrare i bilanci

Il nodo centrale della riflessione di Pineau risiede nel fattore economico. Organizzare un evento ciclistico richiede risorse enormi e, nelle gare di seconda fascia come la Volta a Portugal, la coperta finisce per essere troppo corta.

«Organizzare le gare sta diventando sempre più costoso e alcuni organizzatori finiscono per rinnegare i principi di sicurezza che dovrebbero governare l'intera bolla ciclistica» ha spiegato Pineau. «Trattandosi di una gara di categoria minore, bisogna continuamente fare i conti con la ricerca dei fondi per pagare il personale, i commissari di percorso e i presidi della gendarmeria».

L'appello alle autorità: "Senza garanzie, le corse vanno bloccate"

Di fronte all'ennesima vita spezzata, Pineau chiama in causa direttamente i vertici del governo del ciclismo mondiale, chiedendo un cambio di passo immediato e controlli severi prima di concedere le licenze organizzative.

«Tutto questo deve chiamare in causa chi è al comando. Devono essere introdotte procedure di validazione rigorose: se la sicurezza non può essere garantita al 100% e gli organizzatori non hanno i mezzi per farlo, semplicemente quelle gare non si devono svolgere. Non è più complicato di così».

Un messaggio chiaro e incompromesso: la vita dei corridori non può più essere messa a rischio in nome di bilanci risicati o scorciatoie organizzative.