Dietro le quinte del ciclismo prende sempre più forma la battaglia per il futuro del movimento. Mentre il tanto discusso progetto One Cycling, sostenuto dal fondo saudita PIF, era fallito in modo poco glorioso per mancanza di coesione, dalle sue ceneri è emersa un'iniziativa decisamente più solida e aggressiva: il Collective Cycling Group.

Si tratta di una vera e propria presa del potere guidata dagli uomini d'affari più potenti che operano attualmente nel ciclismo.

I grandi imprenditori al comando: 25 milioni per rifondare il ciclismo

La grande svolta rispetto ai tentativi del passato è il controllo totale nelle mani dei proprietari dei team.

A tirare le fila del progetto c'è il magnate Ivan Glasenberg (proprietario del marchio Pinarello e della Q36.5), affiancato da investitori di peso come Zdenek Bakala della Soudal Quick-Step.

Stanchi di un modello di business obsoleto, la nuova proprietà vuole ridefinire e valorizzare drasticamente i diritti commerciali.

  • Investimenti diretti: I 6-7 pionieri del gruppo si sono impegnati a versare oltre 3,5 milioni di euro ciascuno.

  • Capitale iniziale: L'organizzazione parte con una cassa immediata di 25 milioni di euro.

  • Obiettivo: Imporre la stabilità finanziaria e proiettare il ciclismo nel 21° secolo senza dipendere dalle concessioni degli organizzatori storici.

La spaccatura nel WorldTour: chi entra e chi dice no

Se ben 15 formazioni maschili del WorldTour hanno accolto il piano con entusiasmo — trascinate da superpotenze del calibro di Visma | Lease a Bike e Lidl-Trek —, la cima del ciclismo mondiale si trova di fronte a un muro ideologico e strategico.

Secondo quanto riportato da Escape Collective, alcune delle squadre dominanti dell'era moderna hanno rifiutato l'adesione:

  • UAE Team Emirates e Alpecin-Premier Tech hanno risposto negativamente al progetto milionario.

  • Anche la Jayco AlUla ha declinato l'invito.

  • Le squadre femminili: Il progetto include fin da subito formazioni di primo piano come SD Worx, Canyon//SRAM e FDJ United-SUEZ.

Questo rifiuto secco rischia di creare un paradosso istituzionale: da una parte un blocco finanziario fortissimo che vuole dettare le regole, dall'altra le squadre che schierano i fuoriclasse più vincenti e spettacolari del momento che decidono di tirarsi fuori.

Basta monotonia: più duelli diretti in TV

Cosa cambierà per gli appassionati se il Collective Cycling Group dovesse riuscire nei suoi intenti?

  1. Calendario rivoluzionato: L'obiettivo principale è concentrare i migliori corridori nelle stesse gare, eliminando i lunghi periodi di "invisibilità" passati nei ritiri in altura.

  2. Sfide continue tra i Big: Si punta ad avere duelli diretti costanti e spettacolarizzati in diretta televisiva.

  3. Indipendenza economica: Diritti TV e merchandising gestiti direttamente dal consorzio delle squadre per garantire entrate eque e costanti, senza dover più dipendere dalla benevolenza degli sponsor o dal monopolio dei grandi organizzatori di corse.

Ora che il piano sta prendendo corpo, la palla passa alla sede centrale dell'UCI in Svizzera. La federazione internazionale si trova di fronte a una vera e propria ribellione organizzata della maggioranza dei proprietari. La risposta ufficiale del governo del ciclismo è attesa per il mese prossimo e si preannuncia come l'inizio di una guerra politica e destinata a segnare una nuova epoca per la disciplina.