L'ultima vera resa dei conti in montagna alla Vuelta a España di ciclismo non ha deluso le attese. La ventesima e penultima tappa ha offerto uno spettacolo di straordinaria intensità su un tracciato durissimo: ben quattro grandi salite con il doppio passaggio sull'Alto del Purche, l'insidioso Puerto El Duque e il terribile arrivo in quota sul Collado del Alguacil.
Vento, fughe e l'attacco da lontanissimo di Carapaz e Kuss
La corsa è partita subito a ritmi folli nella prima parte pianeggiante, dove la Uno-X Mobility ha sfruttato il vento laterale per spezzare il gruppo.
I successivi contrattacchi hanno dato vita a una maxifuga di altissima qualità comprendente Wout van Aert, Santiago Buitrago, Walter Calzoni, Filippo Zana e quasi l'intero blocco Uno-X a scorta di Tobias Halland Johannessen. Il gruppo della Maglia Rossa ha concesso un margine superiore agli 11 minuti, regalando di fatto il successo di tappa ai battistrada.
La battaglia tra i big si è accesa presto, già al primo passaggio sull'Alto del Purche, a oltre 90 km dal traguardo. Prima Sepp Kuss e poi soprattutto un indomabile Richard Carapaz hanno provato a far saltare il banco lanciandosi all'attacco per rovesciare la generale. La Maglia Rossa Enric Mas è rimasta subito isolata, ma a ricucire ci ha pensato un attentissimo Felix Gall, costretto a muoversi in prima persona per difendere il proprio podio dall'assalto dell'ecuadoriano.
La bagarre precoce ha fatto vittime illustri: Mattias Skjelmose, Jakob Omrzel e Oscar Onley sono rimasti pesantemente attardati.
L'astuzia di Mas, il capolavoro di Kuss e il contropiede di Landa
Sul secondo passaggio al Purche, Kuss ha piazzato una seconda stoccata trovando lo spazio buono. Carapaz ha risposto con uno scatto secco al GPM senza però fare la differenza. Nel frattempo, la Movistar di Mas ha riordinato le idee: lo spagnolo ha riassorbito a poco a poco i compagni inseriti nella fuga della prima ora — Raúl García Pierna, Pablo Castrillo e Iván Romeo — riprendendo il controllo della situazione.
Sul Puerto El Duque si è formato in testa alla corsa un terzetto composto da Mikel Landa, Ramses Debruyne e Tobias Halland Johannessen.
Dietro, il gruppo dei migliori ha proceduto a continui scatti e rallentamenti al limite del surplace: i ripetuti attacchi di Carapaz non hanno impensierito Mas, Primož Roglič e Gall, ma il tatticismo esasperato ha permesso a Kuss di accumulare fino a 5 minuti di vantaggio, proiettandolo temporaneamente nella top 5 della generale.
L'apoteosi del Landismo sull'Alguacil
All'attacco dell'ultima ascesa, con pendenze costantemente oltre il 10%, Mikel Landa ha fatto valere le sue doti da puro grimpeur. Il veterano basco ha staccato subito Debruyne e Johannessen, involandosi verso una vittoria leggendaria a cinque anni dall'ultimo successo personale: una resurrezione commovente dopo troppe giornate sfortunate.
Alle sue spalle, Kuss ha pagato le fatiche della lunga fuga perdendo parte del margine accumulato, mentre tra i big si sono registrati gli ultimi scossoni. Se Mas ha gestito senza patemi la sua leadership, Felix Gall ha trovato le energie per un bellissimo affondo finale, staccando il leader di una manciata di secondi e infliggendo quasi un minuto a un affaticato Roglič. Più indietro è arrivato anche un esausto Carapaz.
La classifica generale vede ormai Enric Mas a un passo dalla passerella trionfale di Madrid. Roglič difende la piazza d'onore dall'attacco di Gall, mentre Carapaz resta quarto davanti all'eroico Kuss.