C’è chi brucia le tappe a velocità supersonica e chi sceglie di costruire la propria carriera mattoncino dopo mattoncino, senza farsi travolgere dall'ansia del risultato immediato. Ospite al DNF Podcast, Lorenzo Mark Finn — fresco trionfatore al Tour de l'Avenir e stella polare della nuova generazione del ciclismo italiano — ha offerto una lezione di grande lucidità, analizzando in particolare il parallelismo che da sempre lo accompagna: quello con il francese Paul Seixas.

L'exploit di Seixas e l'illusione della "nuova norma"

Essendo coetanei, i due si conoscono a memoria.

Si sono incrociati e affrontati fin dalle categorie giovanili, battagliando sulle salite di mezza Europa. Eppure, le loro carriere hanno poi preso pieghe molto diverse: Seixas ha compiuto un salto triplo direttamente nel ciclismo dei grandi, stupendo il mondo con il quarto posto assoluto al Tour de France a soli 19 anni.

Un risultato che Finn analizza con enorme rispetto, ma anche con sano realismo:

"Di sicuro lui ha fatto cose clamorose, fare quarto al Tour a 19 anni è abbastanza clamoroso. Però non credo sia la norma: non è che se al secondo anno uno non fa quarto al Tour deve smettere. Non è lo standard."

Per il corridore genovese, le prestazioni del rivale restano uno stimolo costante, ricordando come fino a poco tempo fa i valori in campo fossero praticamente identici: "Due anni fa da Juniores ce la giocavamo alla pari nelle gare di un giorno, e anche all'Avenir eravamo lì"

Filosofie a confronto: tra pressione mediatica e crescita graduale

L'attenzione si è spostata sulle ragioni di due percorsi così differenti.

Se per Seixas ha pesato anche la spinta (e la fame) dei media francesi — alla disperata ricerca dell'erede di Bernard Hinault dopo oltre quarant'anni di digiuno alla Grande Boucle —, Finn ha potuto beneficiare di un ambiente con meno frenesia, optando per una crescita più razionale e strutturata.

Nessuna invidia, nessuna rivalità esasperata fuori dalla corsa: solo la consapevolezza che nel ciclismo moderno esistono strade diverse per raggiungere la cima.

"Tra di noi non c'è troppa confidenza. A Seixas bisogna solo dire 'chapeau' per quello che ha fatto. Però secondo me bisogna tirare le somme quando avremo 25 o 26 anni."

"Fisiologicamente impossibile essere al top a 20 anni"

La riflessione più profonda di Finn tocca la natura stessa del ciclismo di endurance.

Nell'era dei fenomeni giovanissimi capaci di vincere da subito, il corridore italiano rivendica l'importanza del tempo e dei margini di miglioramento fisiologici che ogni atleta conserva dentro di sé.

"In uno sport di endurance come il ciclismo è difficile raggiungere il massimo a 19 o 20 anni. Ogni anno si migliora ed è fisiologicamente impossibile arrivare all'apice a un'età così giovane. Vedremo più avanti: a fine carriera tireremo le somme."

Nessuna corsa contro il tempo, dunque. Lorenzo Mark Finn sa da dove viene, conosce il valore dei propri mezzi e non ha alcuna intenzione di farsi tirare per la maglia. La stoffa è quella del campione, la testa pure.