I Campionati del Mondo di ciclismo su strada a Montréal si avvicinano, ma a far discutere non sono soltanto il percorso impegnativo e i favoriti della vigilia. A tenere banco è una strisciante e profonda controversia tra le selezioni nazionali e i team di appartenenza dei corridori: diverse squadre professionistiche stanno infatti ponendo un freno, più o meno esplicito, alla partecipazione dei propri atleti alla rassegna iridata.
'Diversi corridori non sono disponibili'
Il caso più emblematico di questa spaccatura riguarda i Paesi Bassi. Il Commissario Tecnico Koos Moerenhout si troverà a schierare una nazionale costruita interamente attorno all'unico leader indiscusso, Mathieu van der Poel.
Intorno a lui, tuttavia, mancherà un'intera prima linea di gregari e pedine tattiche di altissimo livello. Nomi del calibro di Dylan van Baarle, Wilco Kelderman, Mike Teunissen, Rick Pluimers e Thymen Arensman non saranno della partita, frenati dai "no" arrivati dai rispettivi club.
Il CT olandese, pur mantenendo un profilo diplomatico, non ha nascosto l'amarezza per un trend che riflette le crescenti tensioni del ciclismo moderno:
"Ci sono diversi ciclisti che hanno indicato di non essere disponibili per vari motivi. Può trattarsi di questioni private, ma spesso riguarda gli interessi diretti delle squadre. Purtroppo, nel 2026 bisogna affrontare anche questa realtà quando si organizza la spedizione per un Campionato Mondiale."
Lo scontro tra nazionali e squadre di club
Il caso di Rick Pluimers evidenzia chiaramente il corto circuito tra ambizione personale e direttive aziendali: lo specialista delle classiche aveva espresso un forte desiderio di vestire la maglia orange a Montréal, ma la Tudor Pro Cycling gli ha negato il via libera.
Analogo il discorso per Thymen Arensman, reduce dalle fatiche di Giro d'Italia e Tour de France, la cui assenza è frutto di una scelta conservativa spinta dalla propria squadra.
I grandi assenti olandesi: Dylan van Baarle, Wilco Kelderman, Mike Teunissen, Rick Pluimers, Thymen Arensman.
Le motivazioni dei team: Tutela degli investimenti stagionali, sovraccarico di chilometri e concentrazione sui punti UCI nei finali di stagione.
Il paradosso del 2026: Il titolo iridato resta il sogno di ogni corridore, ma il calendario saturo e i contratti professionistici creano un conflitto d'interessi sempre più insanabile con le federazioni nazionali.
Nonostante l'amarezza per una rosa rimaneggiata, Moerenhout ha cercato di virare l'attenzione sull'imminente gara: "Certo che preferiresti avere a disposizione l'intero pacchetto dei migliori corridori.
D'altra parte, credo che ora ci si debba concentrare principalmente su chi c'è e su chi darà tutto in gara."
La polemica, tuttavia, resta aperta e valica i confini olandesi: Montréal rischia di diventare il punto di non ritorno in un ciclismo in cui le priorità dei grandi team commerciali soffocano sempre di più il fascino delle maglie nazionali.