Si mandano in archivio i Mondiali di ciclismo di Montreal con un bilancio agrodolce per la spedizione azzurra Elite maschile. Tra il rammarico per una medaglia sfumata e la consapevolezza di aver piazzato la prima pietra per il domani, le dichiarazioni post-gara di Giulio Ciccone e del giovanissimo Lorenzo Mark Finn raccontano bene le due facce dell'esperienza italiana sul percorso canadese.
Ciccone: "Deluso dal risultato"
Ha preso in mano la Nazionale nel ruolo di capitano, rimanendo sempre nel cuore del gruppo dei migliori e rispondendo presente nei momenti chiave.
Alla fine, però, per Giulio Ciccone è arrivato un nono posto che gli lascia un pizzico di amaro in bocca. L'abruzzese ha analizzato con lucidità una prova tatticamente complessa, ammettendo che l'attenzione quasi esclusiva verso i big della vigilia ha finito per condizionare la lettura della gara.
«C'è un po’ di delusione per il risultato. Alla fine avevo anche i crampi, ma ho provato ugualmente in salita con Pidcock, ma gli altri pensavano a chiudere senza rilanciare. Penso che abbiamo corso tutti un bel mondiale, abbiamo fatto bene.»
Il momento decisivo è arrivato con l'allungo di Brandon McNulty, capace di cogliere il tempo giusto in un finale in cui molti corridori erano ormai al limite:
«Sapevamo che c'era il rischio di un attacco come quello fatto da McNulty, perché la corsa era stata dura e non c'erano più tante energie.
Quando è partito non gli è andato dietro nessuno. Io avevo il compito di curare Seixas, Del Toro ed Evenepoel, poi ho capito che qualcuno di loro ne aveva meno di me e ho provato a mettermi in movimento in prima persona, ma è andata così.»
Finn: 270 chilometri di fatica per costruire il domani
Tutta un'altra prospettiva, ma ugualmente preziosa, è quella di Lorenzo Mark Finn. Al debutto assoluto in una prova Mondiale tra i Professionisti dopo il salto dagli Under 23, il giovane talento azzurro ha tagliato il traguardo in 55ª posizione, staccato di circa dieci minuti. Un piazzamento che va letto esclusivamente all'interno di un percorso di crescita graduale e a lungo termine.
Il classe 2006 non ha nascosto la durezza estrema del chilometraggio e del ritmo imposto dai migliori al mondo, raccontando con grande genuinità la sua prima volta con i "grandi":
«La prima esperienza a un Mondiale Elite me la ricorderò per sempre, è stata la giornata più dura della mia vita.
Fino a un certo punto mi sono divertito, poi si sono un po’ spente le luci e non mi sono divertito più. Stavo bene, poi non stavo più bene. Però credo sia stato un mattoncino importante per il futuro. La corsa credo sia stata dura per tutti.»
L'Italia torna così dal Canada senza medaglie nella gara elite su strada, ma con la certezza di un Ciccone generoso e competitivo e con un giovane Finn che ha messo in cascina il primo, durissimo chilometraggio d'autore per gli anni a venire.