La forma stellare mostrata al Tour of Britain ha riacceso inevitabilmente il dibattito in Belgio, ma la decisione di Tim Wellens resta inamovibile: I Mondiali di Montréal e la maglia della nazionale non rientrano nei suoi piani. Il trentacinquenne belga, fresco di trionfo nella corsa a tappe britannica dopo un'azione d'attacco da 42 km sabato e una gestione aggressiva della squadra nell'ultima tappa di domenica, ha detto no alla convocazione spiegando le motivazioni dietro il suo discusso rifiuto alla maglia della nazionale.

'Ho avuto dei dubbi, ma non per il CT'

I dubbi, ammette Wellens, ci sono stati, ma non per le pressioni del selezionatore Serge Pauwels. A far vacillare per un attimo le sue certezze sono stati i messaggi diretti inviatigli da Remco Evenepoel, che sarà il leader della nazionale belga insieme a Wout van Aert.

"Devo essere onesto, ho avuto dei dubbi per un momento. Non per Serge, ma per i messaggi che ho ricevuto da Remco. Era chiaro da quei messaggi che avrebbe davvero voluto che fossi lì ai Campionati Mondiali. Questo ha lusingato il mio ego, ma rimango fedele alla mia decisione."

La rinuncia di Wellens affonda le radici nella complessa estate del corridore e nei tanti infortuni patiti dalla UAE.

Dopo il Tour de France, accusava una stanchezza cronica che gli impediva persino di spingere 150 watt in allenamento. In accordo con il team UAE Emirates, ha scelto di saltare il Renewi Tour per rimettersi in sesto attraverso un blocco di allenamento. I risultati gli hanno dato ragione con il trionfo in Gran Bretagna, ma il ritorno al vertice non ha cambiato la tabella di marcia concordata con la sua squadra.

La scelta di dire no alla nazionale nasce soprattutto dalle esigenze della UAE Emirates in un momento di difficoltà per la rosa ridotta:

  • Infortuni e rosa ridotta: La UAE Team Emirates affronta una stagione segnata da numerosi infortuni e da una carenza di corridori disponibili per le ultime gare dell'anno.

  • Sovrapposizione di calendario: Gli impegni programmati con il team per il finale di stagione coincidono esattamente con le date della rassegna iridata.

  • Rispetto degli impegni: Come sottolineato dallo stesso Wellens, correre in nazionale resta un privilegio, ma la parola data alla squadra di appartenenza ha la priorità.

L'assenza di Wellens lascia il Belgio privo di un gregario di lusso e di grande esperienza, lasciando il peso della spedizione sulle spalle di Evenepoel e Wout van Aert, in un contesto che vede anche altri forfait eccellenti come quelli di Florian Vermeersch e Ilan Van Wilder.

Le critiche di Lefevere

La vicenda ha riacceso la polemica interna nel ciclismo belga, rinfocolata dalle parole dell'ex manager Soudal Quick-Step Patrick Lefevere nella sua rubrica su Het Nieuwsblad. Lefevere ha criticato apertamente la tendenza dei corridori moderni a snobbare la nazionale, ricordando come un tempo essere chiamati ai Mondiali fosse il punto più alto della carriera di un atleta. Pur concedendo un'eccezione per chi agisce per lealtà verso i capitani di club — citando il precedente di Dries Devenyns, che rinunciò alla convocazione per trovarsi come avversario Julian Alaphilippe —, Lefevere ha espresso forte perplessità su come il valore della maglia iridata sia mutato nelle gerarchie del ciclismo contemporaneo.