La SIAE ci aveva già provato sotto il Governo Letta con la proposta di introdurre una tassa sugli Smartphone e sui supporti digitali denominata "equo compenso" , ma l'allora ministro Massimo Bray, a capo del dicastero per i Beni Culturali, non si era lasciato convincere e la proposta di legge era caduta nel nulla con buona pace dei contribuenti. Ora però, la SIAE torna all'attacco, appoggiata anche da altre dieci associazioni, per chiedere al nuovo insediato ai Beni Culturali, Dario Franceschini, di ridiscutere sull'applicazione di questa legge impopolare.

Secondo quanto ha riportato oggi il quotidiano la Repubblica, nell'agenda del ministro per il prossimo lunedì sarebbe previsto un incontro con Gino Paoli, presidente della SIAE il quale, sostenuto da una petizione di 500 firme di artisti tra i quali spicca il nome del neo Oscar Paolo Sorrentino, intende ridiscutere la proposta dell'equo compenso per i diritti d'autore che andrebbe a colpire non solo gli smartphone, ma anche tutti i supporti digitali per la conservazione dei dati, dai tablet alle chiavette USB.



Ma vediamo più da vicino questa richiesta che si configura come una vera e propria tassa. Secondo la SIAE e la Confindustria Culturale il possesso di un supporto digitale, sia esso un cellulare o semplicemente un supporto di memoria, consentirebbe a tutti i possessori di scaricare illegalmente contenuti multimediali tutelati dai diritti d'autore, per compensare questa perdita quindi, i due proponenti chiedono che venga applicata una tassa forfettaria al momento dell'acquisto del dispositivo, tassa che coinfluirebbe nelle casse della SIAE la quale, a sua volta, le ripartirebbe tra i vari autori.

Le cifre? Si parla di 5.20 euro sui telefonini, ai 32.20 euro per i decoder dotati di memoria interna, soldi che porterebbero nelle casse della SIAE dai 160 ai 200 milioni di euro l'anno contro i 72 milioni di euro del 2012, il tutto a discapito dei consumatori.

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Ma alla petizione delle 500 firme di autori e artisti presentata dalla SIAE si oppone l'associazione dei consumatori Altroconsumo la quale ha promosso una propria raccolta di firme, oltre 14.000, con lo scopo di confutare la presunta fruizione fraudolenta degli utenti dei contenuti digitali per evitare questa nuova tassa.