Era una delle batoste tanto temute da quei risparmiatori italiani ( tra l'altro in comprensibile diminuzione) che stanno cercando di mettere qualcosa da parte attraverso degli investimenti oculati. Se ne parlava da tanto tempo e il presidente del Consiglio, #Matteo Renzi, ha confermato l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, la cui aliquota passerà dal 20 al 26 per cento, a partire dal prossimo mese di luglio. 


Saranno esclusi dal provvedimento i Bot e Btp ma il prelievo forzato riguarderà, in pratica, tutti gli altri prodotti finanziari, a cominciare dalle azioni fino alle obbligazioni, passando per i conti deposito e i fondi. L'obiettivo del Governo sarà quello di riuscire ad incassare una cifra prevista intorno ai 2,6 miliardi, che dovrebbe servire per coprire il taglio del 10% dell’Irap.



Tassa sulle rendite finanziarie: in più c'è la mini patrimoniale

Questo aumento dell'aliquota sulle rendite finanziarie diventerà ancora più oneroso se si pensa che il risparmiatore ha pagato, sinora, anche la cosiddetta mini patrimoniale, quell'imposta di bollo pari al 2 per mille, che si dovrà continuare a pagare e che, sommata alla nuova normativa di tassazione, non può che rappresentare un vera e proprio salasso per i risparmiatori.


Tassa sulle rendite finanziarie: cosa cambia? Quanto pagheremo in più?

L'esborso complessivo per gli investitori arriverà anche al 36% ed è presto calcolato. Se ipotizziamo di acquistare titoli per un valore di 1000 euro in Borsa, saremo costretti a pagare al Fisco una tassa pari a €. 260 e non più €. 200. Se decidessimo di investire 100mila euro e riuscissimo a ricavare una rendita pari a 2mila euro lordi, in realtà dovremmo sborsarne €. 200 per la mini patrimoniale, mentre si aggiungerebbero altri €. 520 per la nuova tassazione al 26%. Facendo due conti, su €. 2.000 di guadagno, ne potremo incassare solo €. 1.280.