Rischia di esplodere la vicenda della "tassa sugli smarthphone" avanzata dal governo Letta ed ora sul tavolo del governo presieduto da Matteo Renzi. Il nodo verte sul versamento di diritti d'autore per lo sfruttamento e visione di contenuti su ogni tipo di supporto hardware tra cui gli Smartphone.

In sostanza si tratta di riconoscere agli autori dei contenuti visualizzati sui telefoni, un compenso equo per la visualizzazione del contenuto stesso. Il caso è scoppiato in quanto, secondo il decreto ministeriale Bondi del dicembre 2009, ogni tre anni bisogna, secondo il decreto del Ministero della Cultura, aggiornare le tabelle per il riconoscimento dei compensi per supporto digitale.

Il precedente ministro della cultura Massimo Bray aveva invitato le parti, industria hardware/software da una parte e autori dall'altra, a formulare una proposta di aggiornamento.

Proposta che, da parte della Siae, è pervenuta al Ministero entro il 31 gennaio scorso e che ora è all'esame del ministro Dario Franceschini, nel frattempo subentrato a Bray.

Tale proposta propone l'aumento da 1,9 a 5,2 euro di aumento sui tablet, da 0,9 a 5,2 euro sugli smartphone e da 2,4 a 6 euro sui computer con masterizzatore. Aumenti, in alcuni casi del 500 per cento che hanno sconvolto l'industria che passerebbe da un'imposizione di 72 milioni di euro a 128 milioni di euro di prelievo sulla copia privata.

Sugli scudi è salita Confindustria che ha chiesto un'immediata sospensione della revisione delle tabelle e di convocare, nei tempi e nei modi previsti, un tavolo di carattere tecnico per approfondire la vicenda.

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A questa proposta si è aggiunta un'interpellanza di alcuni deputati di Pd e Scelta Civica che considerano piuttosto sproporzionato il conteggio effettuato dalla Siae considerando che non tutti visualizzano contenuti su supporti digitali. L'idea che trapela dalla sede del Ministero della Cultura è quello di non considerare le proposte richieste dall'ex ministro Bray e di approvare, con urgenza, un decreto per rivedere la questione.

In questi giorni è attesa la decisione del ministro Franceschini e del governo Renzi alla questione che ha messo in subbuglio il settore.