L'aumento della tassazione delle rendite finanziarie, contenuto nell'ultimo decreto Irpef del #Governo Renzi, è al centro di vivaci polemiche: come molti di voi sapranno, dal 1 luglio, gli italiani pagheranno di più in termini di imposta sui loro risparmi, sotto forma di investimenti. Quali saranno i titoli che verranno colpiti dall'aumento della tassa e quali invece non verranno 'toccati'? Ecco alcuni consigli per i risparmiatori.


Governo Renzi, aumento tassazione rendite finanziarie: i diversi casi

I risparmiatori saranno di fronte a tre situazioni diverse. Non cambierà nulla per quanto riguarda tutti coloro che hanno acquistato #Titoli di Stato italiani, come per esempio Ctz, Bot, Cct o Btp, e titoli equiparati ai titoli di Stato come per esempio i famosi Buoni fruttiferi delle Poste italiane, i titoli della Bei, della Banca Mondiale o della Birs. Lo stesso trattamento verrà riservato ai titoli della 'white list' ovvero tutti quei titoli emessi da quei Paesi con i quali l'Italia ha stipulato un accordo di reciproco trattamento fiscale.
In questi casi, l’aliquota fiscale rimarrà pari al 12,5% sulle rendite di capitale, sulle cedole e sugli interessi. Il secondo caso, invece, riguarda la tassazione dei fondi pensione, le cui rendite subiranno un leggero aumento nella tassazione passando dall'attuale 11% all'11,5%. 
La stangata più consistente (l'imposta passerà dal 20 al 26%) riguarderà tutti gli altri tipi di titoli come i certificati di deposito, conti di deposito (siano essi liberi oppure vincolati), dividendi, obbligazioni bancarie e societarie, interessi su conti correnti etc...


Governo Renzi, aumento tassazione rendite finanziarie: consigli per i risparmiatori

Come dovrebbe comportarsi un risparmiatore o, comunque, cosa viene consigliato di fare per evitare perdite piuttosto consistenti? Si possono vendere i titoli (qualora sia stata già realizzata un'interessante plusvalenza) ma, se si vuole evitare l'aumento della tassazione, la vendita dovrà essere ordinata entro il 25 giugno. Ci si può affidare anche al cosiddetto 'affrancamento' che potrà convenire al risparmiatore nel caso in cui il totale complessivo dei titoli in deposito determini una plusvalenza tale da poter anticipare il pagamento delle imposte al20% invece che essere costretti a pagarne il 26% nel caso la vendita venga effettuata dopo il 1 luglio.