I debiti con #Equitalia sono un problema per molte famiglie italiane. Il problema negli ultimi anni si è amplificato per via della #Crisi economica con molti soggetti che sono sovraindebitati, che hanno perso il lavoro e che non riescono a far fronte al pagamento di vecchi tributi che ormai hanno dato luogo a procedure forzose da parte dell’Ente di riscossione. Una delle misure maggiormente adottate da Equitalia per “punire” coloro che non pagano il debito è sicuramente il fermo amministrativo dell’auto. Alcuni Decreti ed alcune modifiche alla normativa generale, hanno modificato la struttura di questo istituto nel 2016 e vediamo come.

Come funziona e quando il Fisco può adottarlo

Il fermo del veicolo è un provvedimento cautelare che il Fisco adotta nei confronti di alcuni soggetti che non fanno fronte al pagamento delle cartelle esattoriali.

Esso è un atto ufficiale con cui il veicolo (auto, moto, macchine agricole ecc..) intestato al debitore viene fermato amministrativamente. Il blocco non permette più di utilizzare il veicolo su strada, non lo si può più demolire e neanche esportare all’estero. Il veicolo comunque può essere venduto, ma tutti i vincoli che lo accompagnano passano da venditore ad acquirente. Il blocco comunque non è un atto definitivo, ma temporaneo, cioè può essere interrotto nel momento in cui il debitore paga quanto dovuto. Pesanti sono le sanzioni in cui incorre il soggetto che utilizza il veicolo sottoposto a fermo amministrativo. Il veicolo che per esempio viene fermato ad un posto di blocco, se ne venisse riscontrato il blocco, sarebbe sequestrato dalle Forze dell’Ordine e causerebbe una pesante multa per il proprietario, tra € 1.988 ed € 7.953.

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Il Fisco può gravare di fermo un debitore solo se il debito supera le 800 euro ed il fermo può riguardare anche più veicoli intestati al debitore, in base all’ammontare del credito vantato.

Cosa cambia ne 2016 e come sbloccare il debito

Alcune nuove norme influenzano e non di poco questo provvedimento. Infatti, nel 2016, per via del Decreto sulla Delega Fiscale in vigore da fine ottobre 2015, chiedere ed ottenere le rate del debito non comporta l’annullamento del blocco. L’unico caso in cui si può richiedere lo sblocco del o dei veicoli è quando si dimostri che questi veicoli siano strumentali all’attività del debitore, cioè siano necessari al lavoro del soggetto. Quindi, pagare la prima rata del debito non sblocca le ganasce del Fisco, ma questo accadrà solo ad ultima rata pagata.

Questo vale anche per le nuove rate concesse da Equitalia su prospetti di dilazione prima decaduti. Bisogna sapere anche che prima di sottoporre a fermo un veicolo, per debiti inferiori a 1.000 euro, il Fisco deve obbligatoriamente inviare una comunicazione a casa del debitore e poi attendere 6 mesi per far scattare il blocco vero e proprio.

In assenza di questi parametri, il blocco può essere impugnato. Questo ultimo punto è molto importante perché se la dilazione di pagamento viene concessa prima dell’effettivo blocco, questo non potrà essere applicato. In parole povere, se si viene ammessi al beneficio delle rate nei 120 giorni di tempo che precedono il fermo amministrativo, la procedura si ferma in automatico. Con l’entrata in vigore del CDP (certificato di proprietà digitale), il debitore per sbloccare l’auto deve farsi rilasciare dall’Agente di riscossione l’attestato di estinzione del debito e recarsi al PRA dove deve pagare l’imposta di bollo da 32 euro. #consolidamento debiti