L’entrata in vigore del decreto legislativo n.158 del 2015 ha apportato alcune modifiche all’articolo 10-bis del decreto legislativo n.74 del 2000, che disciplina i reati tributari. In particolare, c’è stata un'estensione della portata della norma ed una contestuale riformulazione della rubrica ora titolata "omesso versamento di ritenute dovute o certificate". La prova della ritenuta (di cui è contestato il mancato versamento) può ora prescindere dalla copia delle certificazioni rilasciate dal datore di lavoro al sostituito, ben potendo risultare dalla dichiarazione dei redditi.

La riforma dei reati tributari, inoltre, ha triplicato la soglia di punibilità che passa da 50 mila a 150 mila euro per ciascun periodo d'imposta.

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, si è quindi trovata a rispondere al quesito se la nuova riformulazione dell’articolo 10bis debba essere applicata anche a fatti che si sono verificati prima dell’entrata in vigore della riforma.

Effetti della riforma sul reato di cui all'art.10bis D.lgs 74/2000

Il caso posto all’attenzione della Corte di cassazione riguarda un imprenditore che era stato condannato sia in primo grado che in appello, per il reato di omesso versamento di ritenute, proprio perché non le aveva versate per il periodo d’imposta 2008, per un importo complessivo di oltre 300 mila euro. La Corte d’Appello ha rilevato come, in presenza della dichiarazione 770, dovesse ritenersi provato il presupposto dell’omissione penalmente sanzionata, e dunque l’elemento oggettivo, mentre quello soggettivo sarebbe stato dimostrato dalla mancata prova dell’impossibilità di adempiere al versamento da parte dell’imprenditore.

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Egli ha quindi proposto ricorso per Cassazione, sottolineando come la presentazione del modello 770, pur idonea a fornire la prova del mancato versamento delle ritenute operate, non sarebbe comunque stata in grado di escludere che le certificazioni non erano mai state rilasciate. La Corte Suprema, accogliendo il ricorso dell’imprenditore, ha precisato innanzitutto che la prova dell’elemento costitutivo del reato di omesse ritenute non può essere costituita dalle dichiarazioni contenute nel modello 770 del datore di lavoro. Ne consegue che tale modello può costituire solamente una prova dell’avvenuto versamento delle retribuzioni, ma non una prova di aver rilasciato le certificazioni ai sostituiti prima del termine stabilito per presentare la dichiarazione, così come aveva invece ritenuto la Corte d’Appello. Al contrario, le certificazioni devono essere emesse solo quando il datore ha provveduto a versare le ritenute.

La cassazione e la successione delle leggi nel tempo

A detta degli ermellini è quindi evidente la differenza tra la dichiarazione modello 770 e la certificazione rilasciata ai sostituiti, perché sono disciplinati da diverse fonti e rispondono a finalità diverse.

La Corte di Cassazione ha riconosciuto, quindi, l’esistenza di una successione di leggi penali nel tempo e ha concluso che, poiché il nuovo articolo 10bis costituisce una norma più sfavorevole per l’imputato, essa è soggetta al principio del "tempus regit actum", e quindi non trova applicazione al caso di specie. I giudici di legittimità, con sentenza n.7884 del 26 febbraio hanno quindi annullato la condanna dell’imprenditore, dato che il nuovo reato di omesso versamento di ritenute non può essere applicato retroattivamente. Per altre info di diritto potete premere il tasto "segui" accanto al nome dell'autore. #magistratura