Nel mirino dell’agenzia delle entrate questa volta ci sono finiti tutti quei coniugi che hanno fissato residenze in immobili diversi, che si trovano quindi in Comuni diversi al solo scopo di ottenere l’esenzione dal pagamento dell’imu, della Tasi e dell’IVA. Da oggi quindi rappresenta una situazione senz'altro anomala la non convivenza dei 2 coniugi nello stesso immobile e spetterà ad essi dare la prova delle ragioni di tale scelta, dietro cui può nascondersi uno scopo elusivo. La Legge di stabilità 2016, come già illustrato in un precedente articolo, ha previsto infatti delle esenzioni. In particolare sono state abolite l’IMU e la TASI sulle case (dichiarate come non di lusso) adibite ad abitazione principale e sulle varie pertinenze (tra cui box auto, tettoie, cantine).

Per abitazione principale si intende l’immobile in cui il possessore e il nucleo familiare risiedono anagraficamente e dimorano abitualmente, così come stabilito dall’art. 13 co. 2, del Dl 201/2011. Tale norma è volta ad ovviare proprio a quei tentativi da parte dei coniugi di astenersi dal pagamento dell’IMU dietro la motivazione che essi hanno una propria residenza in due diversi immobili ubicati nello stesso Comune, e magari vivono stabilmente solo in uno.

Controlli a tappeto sulle residenze fittizie 

Qualora invece le residenze dei coniugi sono poste in Comuni diversi, è possibile usufruire dei benefici fiscali previsti per entrambi gli immobili, ad eccezione dei casi in cui il cambio o la modifica della residenza sia stata solo fittizia, allo scopo di conseguire indebiti vantaggi fiscali.

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Ed è proprio una circolare del Ministero dell’Economia (la n. 3/DF/2012) a dichiarare che si decade dal bonus fiscale qualora appunto la modifica della residenza abbia avuto esclusivamente uno scopo elusivo. Anche nell’ottica di una lotta all’evasione del sommerso quindi l’Agenzia delle Entrate avvierà a breve una campagna di controlli e accertamenti, che si concentrerà innanzitutto sui coniugi che hanno seconde case al mare o in montagna, che vengono utilizzate come false residenze. Si vuole non solo evitare fenomeni di elusione tributaria, ma anche deroghe alle norme civili che prevedono una stabile convivenza dei partner sotto lo stesso tetto. Ne consegue che l’attenzione dell’Agenzia fiscale si concentra specialmente sulle motivazioni addotte sulla scissione delle residenze.

Effetti: revoca dei benefici e restituzione e dell’indebito 

La valutazione verrà effettuata caso per caso e parte al fine di identificare quelle situazioni in cui lo spostamento della residenza risulti essere falso o artificioso.

Le conseguenze sul piano pratico sono una revoca immediata dei benefici fiscali e la richiesta da parte del Fisco della restituzione delle imposte non pagate per tutti gli anni precedenti. L’attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate non sarà limitata solo alle seconde case utilizzate per la villeggiatura, ma anche al luogo di lavoro del contribuente e ai consumi di energia elettrica gas, acqua. Ricordiamo inoltre che non è solo l’elusione dell’Imu e della Tasi ad essere al centro dei controlli dell’amministrazione finanziaria. Anche su fronte dell’Iva potrebbero verificarsi delle situazioni particolari, dove scatta l’obbligo delle segnalazioni qualificate nei confronti dell’Agenzia delle entrate. Nello specifico infatti il comune è obbligato a comunicare se il contribuente ha acquistato una seconda casa in una località in cui sposta la residenza, non abitandovi però e usufruendo dello sconto sull’IVA al 4% anziché al 10%. Per restare sempre aggiornati su questi argomenti potete premere il bottone Segui accanto al nome dell'autore.