Equitalia, il Concessionario per la riscossione, da sempre è argomento di discussione e lo è ancora di più oggi che è entrato in un Decreto, reso esecutivo dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 24 ottobre. “Disposizioni urgenti in materia fiscale”, questo il titolo del Decreto firmato da Mattarella che prevede, tra le tante cose, la chiusura di Equitalia, il passaggio delle sue funzioni ad Agenzia delle Entrate-riscossione e la nuova sanatoria per le cartelle comprese tra il 2000 ed il 2015. Le misure del Decreto sono accompagnate da scetticismo e critiche, da chi pensa che dietro si nasconda una mezza “fregatura”. Vediamo in dettaglio cosa succederà adesso e soprattutto cosa verrà abbuonato, in soldoni, ai contribuenti alle prese con cartelle, atti ed intimazioni di pagamento.

La vita di Equitalia agli sgoccioli

Mesi fa fu il Premier in persona, Matteo Renzi, a dichiarare pubblicamente che il suo Governo aveva deciso di chiudere Equitalia. Passata inizialmente come una mezza bufala, una trovata elettorale del Premier, la chiusura di Equitalia è ormai cosa certa. Dal prossimo luglio, Equitalia SPA cesserà di esistere e tutte le azioni, operazioni e funzioni che erano il lavoro del Concessionario, passeranno ad un Ente nuovo. Sarà l’Agenzia delle Entrate a prenderne il posto, o meglio, un nuovo Ente interno all’Agenzia. La branca dell’Agenzia che si occuperà della riscossione avrà gli stessi poteri di Equitalia, implementati dall’accesso a tutte le banche dati dei contribuenti e sarà sotto il controllo diretto del Ministero dell’Economia. A dire il vero, la chiusura di Equitalia, almeno dal punto di vista della convenzione con lo Stato, doveva cessare a fine 2016, come stabilito dal Decreto Enti Locali del luglio scorso.

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Il nuovo atto invece ne allunga la convenzione di altri 7 mesi.

Quanto e cosa si risparmia rottamando i ruoli

La chiusura di Equitalia è la parte del Decreto che comunque interessa meno ai contribuenti. Molto più importante, attesa e bisognosa di essere chiarita la parte relativa alla nuova sanatoria o rottamazione delle cartelle. Rispetto al provvedimento in origine, nella nuova rottamazione delle vecchie cartelle sono compresi tutti i balzelli, anche quelli locali come la vecchia ICI, la Tari e così via. Rientrano le multe del Codice della Strada, i mancati adempimenti IVA e contributivi con INPS e INAIL. La richiesta, direttamente ad Equitalia entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto. Equitalia a giorni emetterà il modello ed il vademecum operativo per l’istanza. Sarà possibile richiedere la sanatoria anche se si hanno rateizzazioni già in atto con Equitalia o se si hanno contenzioni e procedure giudiziarie già avviate contro il Concessionario. Nel primo caso, dentro solo le rate ancora da saldare, che verranno ricalcolate alla luce delle nuove condizioni offerte ai contribuenti.

Potrebbe succedere che le rate già pagate abbiano già coperto l’intero importo del debito ricalcolato in sanatoria. In questo caso niente è dovuto indietro sul già pagato, ma potrebbero essere cancellate le rate ancora aperte. Per i contenziosi invece, necessario rinunciare a qualsiasi azione, anche quelle già in atto per poter chiedere la sanatoria ad Equtialia. La sanatoria prevede che vengano cancellati gli interessi di mora e le sanzioni sui vecchi ruoli. Resteranno da pagare oltre alle somme a titolo di capitale (multe e tributi), aggio, interessi per ritardato ruolo e spese di notifica, ricalcolati in base ai nuovi importi. Il Sole24Ore, in questi giorni ha pubblicato tabelle ed esempi di quanto si risparmierà, evidenziando tagli anche del 35% rispetto a quanto dovuto fino ad oggi da molti contribuenti. Per esempio, su una multa stradale da 700 euro, solo eliminando la maggiorazione Legge 689/81, vengono defalcati 360 euro, senza calcolare il minor aggio dovuto. Stesso discorso per una eventuale evasione dell’IRPEF di 1.500 euro che ha 450 euro solo di sanzioni da omesso versamento (il 30% della maggiore imposta).