Parecchie #imprese italiane sI sono spostate all'estero nel corso degli anni, per le più disparate ragioni: è tuttavia innegabile che la più rilevante è quella relativa alla tassazione alla quale sono soggette qui in Italia. Infatti, se da una parte le #tasse in Italia sono elevate e stanno mettendo a dura prova pure categorie sensibili quali quelle delle mamme e dei neolavoratori, dall'altra lo stesso discorso si applica per le imprese. Forse in quest'ultimo caso la situazione è ancora più critica, in quanto le imprese italiane sono considerate in assoluto quello più "vessate" dal fisco in Europa.

Panorama inquietante per le imprese italiane

Un panorama inquietante, se si pensa al fatto che la nostra economia ha bisogno di essere rilanciata e che il forte inasprimento del nostro sistema fiscale a carico di chi ha scelto di credere e produrre in Italia produrrà sempre meno opportunità di crescita per il nostro paese, con conseguente aumento delle imprese che sceglieranno di trasferire la loro sede in stati più tolleranti dal punto di vista fiscale.

In uno scenario dove il Made in Italy sta sempre più andando a scomparire e dove la globalizzazione ha schiacciato le aziende vocate alla produzione locale ed artigianale, il tema della pressione fiscale sulle imprese italiane risulta alquanto preoccupante per l'opinione pubblica.

Italia al primo posto per le tasse alle imprese

Laddove la media europea della pressione annuale del #fisco sulle imprese è dell'11,5%, in Italia si tocca quasi il 15% Solo in Irlanda si tocca il 14,8%, mentre dal Belgio in poi si scende a partire dal 13%: l'Italia occupa il primo posto del podio europeo degli Stati che strozzano le imprese a colpi di tasse. Le tasse in Italia sono parecchio elevate non solo per le imprese (le quali tuttavia sono determinanti al rilancio della nostra economia, ma nonostante tutto sono sempre più scoraggiate da quello che è a tutti gli effetti un regime fiscale oppressivo), ma anche per le famiglie, che si ritrovano in media a smettere di pagare tasse per l'anno corrente dopo circa 155 giorni di lavoro: solo in Francia una volta si è arrivati a peggio, arrivando 20 giorni oltre la media italiana.

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Resta comunque evidente come il regime fiscale italiano necessiti di particolare revisione, al fine di scongiurare possibili esodi delle aziende italiane, che potrebbero in futuro ritrovarsi nella situazione di essere troppo oppresse fiscalmente per avere un reale ritorno sulla loro attività.