Torniamo ad occuparci di un tema, purtroppo, sempre molto caldo, attualmente in Italia e cioè i termini di prescrizione delle cartelle esattoriali [VIDEO]. E questo perché la stessa Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi della tematica con due importanti sentenze che mettono un punto fermo sulla questione. Vediamo di che si tratta e come queste incidono l'operatività dell'agente della Riscossione e sui diritti dei contribuenti.

Il caso dietro la decisione della Corte

Gli Ermellini si sono trovati a dover dirimere il caso di un contribuente che aveva proposto ricorso contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale che, accogliendo l'interpretazione dell'amministrazione finanziaria, che a seguito dell'accertamento definitivo instauratosi a seguito della mancata opposizione da parte del contribuente il credito erariale godeva della tutela maggiorata fornita dall'ordinario termine di prescrizione decennale e non di quello quinquennale più breve.

Il Giudice di legittimità, però, non è stato dello stesso avviso è ha, quindi, accolto il ricorso promosso dal contribuente cassando la decisione della magistratura fiscale. Vediamo su quali basi di diritto il Supremo Collegio ha basato la sua interpretazione delle norme del nostro ordinamento giuridico.

Le motivazioni della decisione della Corte

Secondo i Supremi Giudici anche se è pacifico che sia le cartelle esattoriali sia gli altri atti dell'agente della Riscossione non costituiscono una tipologia di atti amministrativi in grado di acquisire la dignità e la forza di una sentenza passata in giudicato, questo non vuol dire che lo spirare del termine per proporre opposizione sia improduttivo di effetti per il contribuente. Infatti, impedisce che possa impugnare l'atto.

Ma, nello stesso tempo, questo non significa che debbano applicarsi da questo momento in poi gli ordinari termini di prescrizione.

Questo, infatti, fanno notare gli Ermellini si porrebbe in contrasto con la ratio della norma sulla perentorietà del termine. Inoltre, danneggerebbe eccessivamente il contribuente - debitore ponendolo in una situazione di perenne incertezza.

Infine, in altra sentenza il Supremo Collegio ha stabilito che per l'esecuzione forzata non è necessaria la notifica della cartella esattoriale quanto, piuttosto, l'esistenza del titolo esecutivo. Quindi, non tanto la notifica della cartella [VIDEO], quanto piuttosto il vero e proprio ruolo. #agenzia delle entrate #Equitalia #tasse