L'Agenzia delle Entrate recentemente ha chiarito il regime di tassazione dei servizi di monitoraggio del cosiddetto dark web. Ci si sta riferendo a tutti quei servizi forniti da diverse società di software per salvaguardare e tutelare i dati sensibili di dipendenti e collaboratori all'interno della struttura aziendale. Con la Risoluzione n° 77 del 12 agosto 2019 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che questo tipo di servizi, predisposti di solito dal datore di lavoro, non sono fiscalmente rilevanti per i dipendenti e collaboratori in quanto vanno a tutelare un interesse particolare ed esclusivo della società datrice, cioè la protezione contro il rischio economico-aziendale collegato all'utilizzo illecito dei dati sensibili.

Il quesito posto all'Agenzia delle Entrate

La risposta fornita nella Risoluzione n° 77 nasce dal quesito di un'azienda fornitrice di servizi di monitoraggio contro il furto di identità informatico. Detta azienda, dopo una dettagliata descrizione del servizio elargito alla propria clientela, spiega di essere intenzionata a offrire lo stesso tipo di servizio anche ai propri lavoratori dipendenti, proprio per la consapevolezza dei rischi legati ai furti di identità e per tutelarsi adeguatamente dagli stessi.

Di conseguenza, la società istante, in qualità di sostituto d'imposta, chiede di conoscere quale sia il trattamento tributario da riservare al servizio di monitoraggio dei dark web e se, eventualmente, tale servizio debba considerarsi non soggetto a tassazione perché fornito nell'esclusivo interesse del datore di lavoro. L'azienda istante propendendo per la tesi della non assoggettabilità a tassazione del servizio di monitoraggio ritiene di non dover applicare la ritenuta alla fonte disciplinata dall'articolo 23 del DPR 29 settembre 1973 n° 600.

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La soluzione indicata dall'AdE

Nel rispondere al quesito proposto l'Agenzia delle Entrate ha, innanzitutto, richiamato due norme di carattere generale, l'articolo 49, comma 1, del Tuir e il successivo articolo 51, comma 1, dello stesso testo unico. La prima norma stabilisce che sono redditi da lavoro dipendente quelli che derivano da "rapporti aventi per oggetto la prestazione di lavoro, con qualsiasi qualifica, alle dipendenze e sotto la direzione di altri".

Mentre la seconda norma, dettando i criteri di determinazione del reddito da lavoro dipendente, stabilisce che quest'ultimo è costituito "da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro".

Queste due disposizioni, chiarisce la risposta dell'Agenzia delle Entrate, sanciscono il principio di onnicomprensività del reddito da lavoro dipendente.

In pratica, tutto quello che viene percepito dal lavoratore, in forza del rapporto di lavoro, deve essere tassato. Le uniche eccezioni possibili sono indicate puntualmente nei commi successivi dell'articolo 51 del Tuir. Vi sono poi altre ipotesi in cui è la stessa Agenzia delle Entrate a non ritenere che il reddito non debba essere ritenuto imponibile in capo al lavoratore dipendente. Ad esempio, sono esclusi dalla tassazione in capo al dipendente i premi relativi ad assicurazioni per infortuni professionali.

Sono anche esenti le piccole spese sostenute dal lavoratore e rimborsate dal datore di lavoro per snellezza operativa, come ad esempio l'acquisto della carta per le fotocopie o per le batterie della calcolatrice. Tutte queste spese ed altre ancora descritte minuziosamente nella Risoluzione n° 77 sono state sostenute, a parere dell'AdE, nell'esclusivo interesse del datore di lavoro.

Venendo al caso dei furti di identità o anche degli attacchi informatici via web, l'Agenzia delle Entrate riconosce che si tratta di eventi sempre più diffusi che potrebbero interessare anche singoli individui, ma che causano enormi danni soprattutto nelle realtà aziendali dove i singoli si trovano ad operare. Di conseguenza detti servizi di monitoraggio, secondo l'interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, rispondono ad un interesse prevalente dell'azienda e solo residualmente del lavoratore dipendente. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate concorda con la soluzione prospettata dal contribuente: le dette somme non sono assoggettabili a tassazione in capo ai lavoratori e l'azienda non è tenuta ad effettuare la ritenuta alla fonte descritta sopra.

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