Di recente si è parlato molto di Marte, e di missioni umane finalizzate alla colonizzazione del pianeta. Alcune compagnie private si sono fatte avanti sostenendo di essere a buon punto nello sviluppo delle tecnologie necessarie a superare le innumerevoli sfide che ci si aspetta di dover affrontare. La realtà dei fatti è che allo stato attuale il bilancio generale degli incontri ravvicinati con il pianeta rosso non è del tutto positivo.

Il record positivo degli USA su Marte

Come riporta Ars Technica, a parte otto sulle nove totali missioni della NASA, nessuno è ancora riuscito a insediare sonde sul suolo marziano in maniera stabile e duratura. Quattro delle cinque sonde sovietiche lanciate alla volta di Marte non sono riuscite a effettuare l’atterraggio in sicurezza, mentre l’unica giunta fino a terra nel marzo del 1971 è rimasta attiva solo per pochi secondi.

Anche l’Europa dal canto suo ha un precedente negativo risalente al 2003. Il fallimento in questo caso ha riguardato il Mars Express e il Beagle 2, rispettivamente l’orbiter e il lander della missione. Il mancato completamento dell'apertura dei pannelli solari del Beagle 2 è stata la causa principale per cui non si sono avute più notizie dalla sonda. Lungi dall’essere un ambiente ospitale, specialmente in ottica di una colonizzazione umana, il pianeta rosso rappresenta una sfida enorme anche per i lanci senza equipaggio.

Nonostante ciò l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), con un sostanziale contributo da parte della Russia, ha guidato una nuova missione il cui arrivo è previsto per oggi pomeriggio (19/10/2016) alle ore 15.40 circa.

Le tappe salienti e gli obiettivi della missione

Partita il 14/03/2016 da una base in Kazakistan, la missione ExoMars (in cui anche l’Italia ha giocato un ruolo di rilievo) è oramai alle ultime fasi della parte iniziale del suo viaggio.

I due moduli che compongono la sonda, ossia ilTrace Gas Orbiter e il lander Schiaparelli, si sono separati con successo nel pomeriggio di domenica 16/10/2016, per intraprendere da qui in poi due cammini separati. Il primo resterà nell’orbita marziana per compiere diverse manovre prima di dedicarsi ai compiti per cui è stato costruito. Questi, che hanno principalmente a che vedere con la ricerca di vita extraterrestre, consistono nell’identificazione e nello studio di eventuali depositi di ghiaccio sulla superficie del pianeta e appena sotto di essa, ma anche nell’analisi del metano atmosferico al fine di capire se sia stato prodotto da processi biologici o geologici.

L’obiettivo principale del modulo Schiaparelli è invece quello di completare con successo la complessa procedura di atterraggio. Seguendo quanto riportato da Space.com, il luogo scelto è la pianeggiante area denominata Meridiani Planum, dove si trova anche il Rover Opportunity della NASA. Per portare a termine questo passaggio fondamentale, il modulo potrà contare su almeno tre livelli di protezione: uno scudo termico per contrastare l’aumento di calore generato dall’attrito con l’atmosfera marziana nelle prime fasi dell’avvicinamento (tra 120 e 10 km di distanza dal suolo), un ampio paracadute, e nove propulsori che ne rallenteranno la discesa negli ultimi metri.

Se dovesse superare questa fase, il modulo Schiaparelli avrà energia solo per pochi altri giorni da dedicare a rilievi atmosferici. Ma se tutto andrà bene, il traguardo che verrà raggiunto non consisterà unicamente nell’atterraggio di per sé, ma anche nel fatto di aver aperto la strada alle successive missioni, in primo luogo quella programmata per il 2020 (questa volta munita di Rover esplorativo).

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