Nel corso della prima metà di febbraio 2026, xAI – la startup di intelligenza artificiale fondata da Elon Musk nel 2023 – sta attraversando una crisi di talenti. Sei co‑fondatori su dodici hanno lasciato l’azienda in meno di tre anni, un tasso di defezione senza precedenti per un’impresa in fase di scale-up rapido.

Un’escalation di uscite tra ex fondatori e tecnici

Tra il 6 e l’11 febbraio, almeno undici ingegneri hanno annunciato la propria uscita da xAI tramite post sul social network X, tra cui due co‑fondatori: Yuhuai (Tony) Wu e Jimmy Ba. Altri membri chiave del team tecnico — come Shayan Salehian, Simon Zhai, Vahid Kazemi, Hang Gao, Roland Gavrilescu, Chance Lee, Andrew Ma e Radhakrishnan Venkataramani — hanno seguito lo stesso percorso, citando motivazioni che vanno dalla ricerca di maggiore autonomia alla creazione di nuove startup con ex colleghi di xAI.

Elon Musk: «non è colpa loro, ma della struttura»

Durante un incontro con i dipendenti, Musk ha cercato di gestire la narrazione, definendo le uscite non volontarie ma parte di una “riorganizzazione per migliorare la velocità di esecuzione”, necessaria «quando un’azienda raggiunge una certa scala». Con l’obiettivo di rassicurare il team e attrarre nuovi talenti, Musk ha concluso con un invito suggestivo: «unisciti a xAI se l’idea di mass drivers sulla Luna ti attrae».

Contesto: fusione, scandali e IPO

Il clima interno di xAI è fortemente condizionato da eventi recenti. La fusione con SpaceX – valutata fino a 1,25 trilioni di dollari – ha innescato una ristrutturazione su vasta scala e alimentato aspettative legate a un’IPO imminente.

Contemporaneamente, l’azienda affronta un’indagine delle autorità francesi legata alla diffusione di deepfake espliciti non consensuali creati da Grok, il chatbot di IA che ha precedentemente sollevato critiche per comportamenti bizzarri e contenuti controversi.

Le ragioni delle dimissioni: tensioni latenti o opportunità?

Se alcuni ingegneri hanno parlato apertamente di “noia” per i modelli IA troppo simili tra loro o del desiderio di startup più agili, altri hanno citato frustrazione per l’evoluzione dell’azienda. La rapida successione di addii tra i fondatori suggerisce tensioni strutturali non secondarie.

Il numero di co‑fondatori rimasti è ora sceso a sei (su dodici), compresi Guodong Zhang e Manuel Kroiss, che supportano la riorganizzazione interna.

Alcune uscite, come quella di Igor Babuschkin nell’agosto 2025 per fondare un fondo di venture capital incentrato sulla sicurezza dell’IA, o la dipartita per motivi di salute di Greg Yang, avevano già anticipato un trend di erosione interna.

Implicazioni e sfide future

Per xAI il challenge è duplice: garantire continuità operativa e attrattività per i talenti in un settore competitivo e instabile, dove sicurezza, reputazione e governance contano quanto l’innovazione tecnologica. Il momento è critico: l’IPO di SpaceX, tensioni regolatorie e l’ambizione di una presenza lunare rendono la stabilità del team un asset strategico.

L’uscita di una parte significativa del nucleo fondativo mette alla prova la capacità di xAI di mantenere la fiducia tra investitori e stakeholder.

In un mercato dove valore e reputazione sono strettamente legati al capitale umano, il rischio è quello di affievolire la “gravitas” indispensabile per guidare il settore.

Se da un lato Musk rilancia con visioni audaci verso la Luna e la riorganizzazione per quattro team prodotti, dall’altro xAI deve dimostrare di saper integrare velocità, sicurezza e coesione, altrimenti il decollo dell’ambizione lunare rischia di restare un cratere incompiuto.