La Cina sta attuando una strategia rigorosa per trattenere i suoi migliori talenti nel campo dell'intelligenza artificiale. Restrizioni su viaggi all'estero e flussi di capitale straniero sono ora elementi centrali di una politica di sicurezza tecnologica, volta a consolidare il vantaggio tecnologico del Paese. Ricercatori e dirigenti AI necessitano di approvazione governativa per viaggi all’estero, contrastando il brain drain.

Stretta su investimenti e competizione globale

La stretta si estende agli investimenti: l'acquisizione di Manus da parte di Meta è bloccata, con i cofondatori impossibilitati a lasciare il Paese.

Similmente, diverse società richiedono il via libera governativo per capitali statunitensi, evidenziando una crescente attenzione ai flussi finanziari esteri nel settore AI.

Il divario tra i modelli di intelligenza artificiale USA-Cina si è drasticamente ridotto, al solo 2,7% a marzo 2026. Ciò riflette il dinamismo delle tecnologie AI domestiche. Le offerte di lavoro AI sono aumentate.

Ecosistema AI e strategia nazionale

L’adozione del digitale e dell’intelligenza artificiale in Cina prosegue a ritmi intensi. Il Paese è un laboratorio di massa per strumenti AI.

Il presidente Xi Jinping ha definito l’intelligenza artificiale una trasformazione, centrale nel piano quinquennale.

In sintesi, la dottrina cinese si basa su tre pilastri: trattenere il capitale umano, alimentare l’innovazione domestica e limitare le interdipendenze strategiche con l’Occidente. La Cina costruisce difese per vincere la sfida dell’intelligenza artificiale. Il rischio per l’Occidente è l’erosione della supremazia senza rafforzare l'attrazione e fidelizzazione dei talenti.