Theo Baker, studente ventenne di Stanford University, ha dedicato quattro anni a un'intensa inchiesta sul complesso rapporto tra l'ateneo e il mondo del venture capital. Iniziato come reporter per il The Stanford Daily, il suo lavoro è culminato nel libro How to Rule the World. L'opera rivela come Stanford sia diventata un terreno fertile per capitalisti senza idee, dispensatori di prefinanziamenti e feste esclusive per studenti giovanissimi, dove ambizione e investimento si confondono.
L'inchiesta che scosse i vertici universitari
Nel suo primo semestre a Stanford, Baker pubblicò un'inchiesta che portò alle dimissioni del presidente universitario, Marc Tessier-Lavigne, per presunte manipolazioni in pubblicazioni scientifiche.
Questo lavoro gli valse il prestigioso George Polk Award. La vicenda attirò l'attenzione di Hollywood, con Warner Bros. e Amy Pascal che acquisirono i diritti cinematografici. Baker approfondì la sua indagine con decine di interviste, esplorando la cultura della startup promossa dall'università, spesso prima che le idee fossero definite.
"How to Rule the World": i meccanismi del potere
Poco prima della laurea, il 18 maggio 2026, Baker ha pubblicato How to Rule the World. Il libro descrive come Stanford e la Silicon Valley trasformino gli studenti in "merci" attraverso favoritismi, fondi discrezionali, società vuote e feste lussuose, spesso prima di qualsiasi progetto concreto. L'opera si basa su oltre 250 interviste a studenti, CEO, venture capitalist, premi Nobel e tre ex presidenti di Stanford.
L'obiettivo è esporre questa subcultura intrisa di denaro, con un'enorme influenza globale.
Il costo umano dell'«incubatore di talenti»
Baker non si limita a descrivere i meccanismi predatori, ma sottolinea i costi umani. Molti studenti sacrificano relazioni, equilibrio personale e tappe fondamentali della crescita per un futuro incerto, dominato da metriche finanziarie. Un aneddoto riporta di uno studente che, pur avendo lasciato Stanford con il supporto dell'ateneo per la sua startup, ha ottenuto successo a un prezzo elevato: non vede la famiglia, riposa pochissimo ed è già in ritardo sulla vita.
L'ambizione come performance: l'era dell'apparenza
Un punto cruciale del libro è la riflessione di Sam Altman: gli eventi tra studenti e venture capitalist sono diventati un «anti-segnale».
Chi eccelle nell'auto-promozione non è necessariamente il vero innovatore; è la performance ad acquisire valore, non l'azione reale. Questa dinamica rivela come l'iniziativa imprenditoriale si mescoli all'ostentazione: conta più il "sembrare di fare" che il "fare" effettivo. Il sistema identifica così l'immagine del talento, non il talento autentico. Baker evidenzia l'ironia: il suo libro, pur critico, potrebbe rafforzare l'idea di Stanford come produttrice non solo di fondatori, ma anche di giornalisti di successo, rendendo la narrazione di sé un ulteriore trofeo.
Uno specchio critico per l'ecosistema tech
L'opera di Theo Baker, pur focalizzata su Stanford, offre una riflessione più ampia. Le università d'élite possono trasformarsi in contesti dove il capitale anticipa le idee, gli studenti diventano "brand" e la cultura del successo prevale sul pensiero critico.
Il libro funge da specchio critico per l'intero ecosistema accademico-tecnologico, dove aspirazioni e investimenti si fondono con un impatto sul futuro collettivo. Baker non propone soluzioni facili, ma il suo racconto è un lucido invito a riflettere: se l'università è diventata una ramificazione del venture capital, quali sono le conseguenze per chi ne fa parte e per chi ne esce?