Prende un nuovo corso la vita di Fabrizio Lottario, che uccise la moglie e il suo amante. Dopo essere stato condannato per il duplice omicidio, avvenuto a settembre del 2012 a Savigliano, nella Provincia Granda, ieri si è unito in matrimonio in carcere con Michelle Everton Do Nacimiento, transessuale brasiliano. Si tratta della seconda Unione Civile celebrata in carcere in Italia, la prima in Piemonte, dove l’ex guardia giurata dovrà comunque restare fino al 2029. Lottario era balzato agli onori delle cronache quando dopo aver incontrato sua moglie, Manuela Grippo, di 34 anni, sotto casa del suo amante, Antonio Di Pasqua, di 39 anni, aprì il fuoco, uccidendoli entrambi.

‘Qualcosa di bello c’è ancora nella vita’

Questa unione è un modo per ‘dire che qualcosa di bello c’è ancora nella vita’. A dirlo è stato Fabrizio durante la celebrazione, e riportato sul quotidiano torinese Cronaca Qui, anche se nulla cancella la violenza. E ha ragione. Ha maledettamente ragione. Anche se dentro un istituto di pena, non bisogna mai perdere la speranza e bisogna testardamente cercare di realizzare i propri sogni, quelli che rendono bello anche un duro periodo di prova. È cosa nota: la vita e strana e può riservare di tutto. L’amore e l’unione sono un diritto di tutti. Un diritto civile. E come tutti i diritti civili, non porta soldi. Ma può essere il germe per una società migliore.

Più unita. Più rispettosa. Fabrizio e Michelle si sono detti ‘sì’ nel penitenziario di Ivrea, sostenuti da diversi amici.

Amore a prima vista: un incrocio di sguardi

Il loro è stato, senza dubbio, un bellissimo atto di coraggio, perché in carcere è più difficile pronunciare il fatidico ‘sì’. È più difficile perché è più facile perdere le speranze ed è più difficile perché l’ambiente che circonda i detenuti è spesso molto ipocrita e persino finto perbenista.

Un luogo dove l’immagine è tutto, diventa un luogo di repressione psicologica e frustrazione dell’individuo. Ma per Fabrizio e Michelle, che invece sconta in carcere una rapina, è andata diversamente. E così, un bel giorno, dopo sei anni di penitenziario, tra letti a castello e sbarre, capita che un incrocio di sguardi faccia scattare il colpo di fulmine e trasformi il noioso scorrere delle ore in carcere in un nido d’amore.

Dopo la cerimonia è stata organizzata una piccola festa, con tanto di taglio della torta nuziale.

Matrimoni e unioni civili in carcere: le regole

Quando la coppia si è scambiata gli anelli, era presente soltanto Rita Puglisi, l’avvocato dei due detenuti, insieme a due volontarie del penitenziario e due del Sert, che hanno fatto da testimoni. A celebrare l’unione doveva essere il sindaco di Ivrea, Emilio Sertoli, della Lega Nord, che ha declinato l'invito per impegni imprevisti. Quindi, il rito è stato officiato dal responsabile dell'ufficio stato civile. La legislazione italiana consente al detenuto di poter contrarre il matrimonio in carcere. L’ufficiale di stato civile e il segretario comunale sono autorizzati a celebrare un matrimonio anche al di fuori del comune, visto che i terreni su cui sorgono le carceri non sono ‘comunali’.

Ovviamente sono necessari quattro testimoni e, per tutelare la privacy dei coniugi, nell’atto non sarà riportato che il matrimonio è stato celebrato in carcere.

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