Al centro della fiction di Rai Uno, in onda lunedì 28 e martedì 29 Ottobre alle 21.10, c'è la storia di Adriano Olivetti e del suo modello di fabbrica attento alle esigenze degli operai e di chiunque ci lavora, è l'idea di un'impresa costruita intorno alle esigenze degli uomini e non viceversa. Il cuore del film tv è la storia di un Paese, il nostro, capace nel secondo dopoguerra di competere con il mondo e di essere innovatore alla pari dei maggiori stati mondiali. È la storia di una Italia che crede in un sogno e allo stesso tempo se lo lascia rubare acconsentendo ai giochi di potere che si svolgevano in altre sfere geografiche.

Adriano Olivetti – La forza di un sogno, è l'Italia del miracolo industriale degli anni '50 e '60, che aveva saputo superare due conflitti mondiali e preservare la sua capacità di fare impresa e di inventare nuovi strumenti e prodotti per il benessere di tutti.

Il film è diretto dal regista Michele Soavi e sceneggiatore insieme con Franco Bernini e Silvia Napolitano. Nel Cast, Luca Zingaretti è Adriano Olivetti, Francesca Cavallin veste i panni della prima moglie Paola Levi e Elena Radonich di Grazia, sposata con rito cristiano dopo la conversione religiosa. Stefania Rocca è Karen Bates, donna salvata dalle mani naziste dall'industriale piemontese poi diventerà una spia della CIA; Massimo Poggio è l'amico d'infanzia Mauro Barale e Francesco Pannofino è il personaggio cattivo inventato dagli sceneggiatori con il nome di Dalmasso (fonte Fictionitaliane).

Chi era Adriano Olivetti

Figlio di Camillo Olivetti ingegnere di origini ebraiche e imprenditore, fonderà nel 1908 la prima azienda italiana a produrre macchine per scrivere. L'ing. Camillo veniva da un'altra precedente impresa sempre inserita nell'industria meccanica collocata nell'area del Piemonte denominata il Canavese.

L'impresa Olivetti nascerà a Ivrea, la "Cupertino italiana" del primo ventennio dopo la seconda guerra mondiale.

Andrea Olivetti nasce a Ivrea l' 11 aprile 1901 e muore a Aigle nel febbraio 1960 durante un viaggio in treno diretto in Svizzera, in circostanze ancora oggi ritenute oscure. La madre era Luisa Revel, cristiana valdese.

Conseguì la laurea in ingegneria chimica nel 1924 e poi iniziò un lungo viaggio negli Stati Uniti, dove visitò decine di industrie meccaniche e apprese i segreti della catena di montaggio.

Rientrato in Italia nel 1932 prese le redini dell'azienda di famiglia e la rivoluzionò, con non poca apprensione da parte del padre Camillo. Le sue idee furono rivoluzionarie non solo per l'epoca, ancora oggi la sua idea di impresa resta quasi un'utopia. Egli credeva in un modello industriale attento alle persone, in cui il profitto serviva per il bene della comunità sociale nella quale l'azienda era inserita. Non vedeva di buon occhio l'investimento dei capitali nella finanza, perché slegata dalla realtà e solo proiettata verso il fare soldi fine a se stesso.

Gli operai della Olivetti, con venti anni di anticipo sulle leggi italiane, ebbero la settimana corta di cinque giorni e le donne incinte il diritto all'assenza per maternità di nove mesi.

La macchina per scrivere Lettera 22 prodotta nello stabilimento di Pozzuoli e il primo calcolatore elettronico portatile Programma 101 prodotto negli USA, ne fecero negli anni sessanta l'azienda del settore più importante al mondo.