Grande ospite al palco dell'Ariston Cat Stevens, meno noto ai giovanissimi perché è un artista più noto alla generazione precedente: nasce il 21 luglio 1947 a Londra da genitori greco-svedesi. Il suo vero nome è Stephen Demetre Georgiou, a scoprirlo fu Mike Hurst, ex Springfield. Cat, sin da subito, ama fare musica popolare greca con contaminazioni inglesi e americane e ne nasce un mix di tutto rispetto.

Il primo singolo "I love my dog", a seguire nel 1967 "Matthew and son" (n.2 in classifica) e "I'm gonna get me a gun" e il primo album, "Matthew and son", appunto, contenente anche due brani resi famosi da altri artisti: "The first cut is the deepest" (P.P Arnold) e "Here comes my baby" (Tremeloes).

Il vero successo lo deve ad una serie di tour inglesi con artisti quali Jimi HendrixEngelbert Humperdinck. Nel 1967 entra in crisi spirituale, stanco di fare la pop-star, deluso da promesse non mantenute e contrario a compromessi, cos', anche a causa di problemi di salute, una rara forma di tubercolosi, è costretto per due anni a stare lontano dal palco.

Il periodo diventa molto proficuo: scrive parecchie canzoni di grande profondità, che gli permettono di incidere un disco negli anni '70: "Mona Bone Jakon", di grande successo sia per il riscontro di pubblico che di critica.

"Lady D'Arbanville", "Tea for Tillermann" e "Father & Son" sono un successone che prosegue almeno fino alla metà dei '70, con armonie della tradizione britannica e greca: "Moming has broken", "Peace train" e "Moonshadow" di questo periodo sono i più apprezzati dal pubblico.

Le sue ultime creazioni sono frutto di una ricerca e piene di orchestrazioni con l'uso di strumenti elettronici, ma la critica non sembra apprezzarli; per Cat, però, non è rilevante e continua sulla sua strada incurante seppur in rare apparizioni. I suoi guadagni li destina all'Unesco.

Ha un distacco dalle cose materiali e inizia un cammino di spiritualità che lo porta nel 1979 alla conversione alla religione musulmana.

Si erano perse le tracce di Cat Stevens, ma Con Sanremo 2014 ritorna sul palco emozionando il pubblico che lo saluta in piedi dopo aver ascoltato "Father and Son".

Un nuovo inizio?

Speriamo non sia una conversione in negativo quella che Cat ha abbracciato, come spesso accade genio e sregolatezza vanno di pari passo, tanta armonia non può nascondere violenza anche perché la vera e più genuina ricerca mistica riconosce nella religione il modo non per considerare gli uni nemici degli altri, ma tutt'altro, e dalle sue parole dette al conduttore Fabio Fazio pare sia davvero così.

Peccato che Cat sia lontano dalla scene, dispiace che non regali la sua arte e la sua musica ai suoi estimatori, quale miglior modo per diffondere cultura e buoni sentimenti se non le sue canzoni di spessore?

"Father and Son" è stata interpretata nella serata di ieri 18 febbraio 2014, all'Ariston e racconta del rapporto genitoriale di un padre che raccomanda al figlio: "But take your time, think a lot, why, think of everything you 've got for you will still be here tomorrow, but your dreams may not", un messaggio estremamente importante, quello del padre che dice al figlio: "prenditi il tuo tempo perché tu domani ci sarai, ma i tuoi sogni potrebbero non esserci".

Dopo che due lavoratori napoletani a inizio serata avevano tinto di scuro l'esordio del Festival di Sanremo creando scompiglio per dare voce da un palco così seguito alla loro disperazione di genitori, che non sanno più dare un futuro ai figli, perché da mesi ormai non vengono retribuiti, il messaggio di "Father and son" lanciato da Cat Stevens racchiude la disillusione del mondo adulto.