Da pochi giorni si sono spente le luci sulla 65esima edizione del Festival di Sanremo e Chi l'ha visto? ha riacceso i riflettori sulla kermesse musicale, andando a ritroso di 48 anni, quando nel lontano 1967, le note della canzone italiana s'intrecciano con un fatto di cronaca nera: il suicidio di Luigi Tenco. E' il 23 gennaio del 1967, Luigi Tenco arriva nel pomeriggio a Sanremo. E' stanco e agitato, forse ripensa agli avvenimenti che gli sono accaduti negli ultimi giorni, quando due auto dopo averlo speronato, hanno tentato di mandarlo fuori strada. Il cantante teme che sia un avvertimento, così decide di acquistare una pistola per legittima difesa, che tiene custodita nel cruscotto della sua automobile.

Quando arriva all'Hotel Savoy, il portiere consegna a Luigi Tenco la chiave della stanza 219. La mattina dell'ultimo giorno di vita, il cantante si alza molto presto e si reca al Casinò per provare la sua canzone, ma confida ad alcuni amici la paura che il suo brano non possa raggiungere il pubblico. Luigi sa che l'esibizione dal vivo non gli renderà giustizia, è ansioso. Al debutto, la presentazione del brano non è perfetta, sbaglia più volte l'attacco, la voce trema. Il risultato della giuria popolare è sconcertante, Ciao amore ciao, ottiene soltanto 38 voti su 900. Luigi Tenco decide l'indomani di organizzare una conferenza stampa. Ma nella notte tra il 26 e il 27 gennaio, il cantante si toglie la vita, sparandosi un colpo di pistola alla tempia, dopo aver lasciato scritto su un foglio di carta le ragioni che lo hanno condotto a commettere un gesto così clamoroso.

Perché non è suicidio?

Dietro la scomparsa di Luigi Tenco c'è molto di più del malessere di un cantante eliminato al Festival di Sanremo. Chi l'ha visto? ha ricostruito tutta la vicenda. Esiste più di un motivo per cui la morte del cantante non può essere attribuita al suicidio. Il primo a crederlo è il criminologo Ragone, che ha chiesto la riapertura del caso, solo nel 2006 la salma dell'artista è stata riesumata per fargli la prima autopsia.

Negli anni si è scoperto che:

  • - la mano di Luigi Tenco non era armata, perché sulla pelle sono state riscontrate solo particelle di antimonio, mancano il piombo e il bario: elementi contenuti nella polvere da sparo;
  • - la pistola riconsegnata successivamente al fratello del cantante era pulita e oleata: non è stata usata;
  • - nessuno ha sentito lo sparo provenire dalla stanza di Luigi Tenco e in molti quella sera erano ancora svegli;
  • - La pistola ritrovata in un secondo momento sul luogo del delitto, non è la stessa che l'artista custodiva nel cruscotto della sua automobile;
  • - La presenza di ematomi sul viso di Tenco non sono compatibili con la caduta. Se si fosse suicidato, cadendo non si sarebbe potuto fratturare la mastoide di destra, che invece fa pensare a un colpo forte infertogli sul volto;
  • - il biglietto di addio che ha scritto, non è di sua proprietà, contiene molti errori ortografici, l'istruzione di Tenco non gli avrebbe consentito di commettere tante inesattezze grammaticali:
  • - sui capelli e sui vestiti sono stati rinvenuti granelli di sabbia, è probabile che sia stato ucciso da un'altra parte e poi il corpo trascinato nella sua stanza per simularne il suicidio.

Giuseppe Bità dell'associazione Luigi Tenco 60's, ha rilasciato dichiarazioni molto pesanti: "fu ucciso ma la P2 inquinò tutte le prove".

Oggi grazie a Facebook, sono più di 100mila gli italiani che hanno aderito all'iniziativa di La verde isola e sostengono che la morte del cantante sia avvenuta per omicidio.

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