Ospite a Matrix Geraldine Darù, l'ex collaboratrice di Fabrizio Corona, che intervistata da Nicola Porro nel corso della puntata del 18 ottobre, racconta la sua verità sul caso Corona.

Le parole di Geraldine Darù

Si, perché di parole, di cose non vere ne sono state dette tante, forse troppe e lei non ci sta più a sopportare. "Non sono stata io a denunciare Corona alla Polizia" - tiene a precisare, lei era in quell'appartamento perché Francesca Persi - amministratrice della Atena srl - le aveva chiesto di rimanere lì in sua assenza.

Poi, l'arrivo inaspettato delle forze dell'ordine - precisamente della Direzione investigativa antimafia - che si diressero prima nella stanzetta dei bambini, e successivamente nel controsoffitto del soggiorno, dove hanno scoperto il tesoretto.

Soldi di cui la Derrù non sapeva nulla.

Ma la stessa ammette nel corso dell'intervista, che solo in un'occasione le fu affidata dalla Persi una borsa contenente dei soldi. Denari probabilmente frutto di compensi pagati in nero per le molteplici attività svolte dal fotografo.

L'ossessione per il lavoro da parte di Corona

Una vita, quella di Corona - a detta della sua stessa ex collaboratrice - fatta di palestra e lavoro. Già, lavoro matto e disperatissimo per promuovere aziende di vario genere e natura tramite la sua immagine, richiestissima ma soprattutto molto ben pagata.

Non è stato difficile quindi per Fabrizio Corona accantonare circa un milione e settecentomila euro nel giro di così poco tempo. Già perché lui, il "re dei paparazzi", prima di lunedì era un detenuto in affidamento terapeutico sul territorio, ciò che più comunemente viene definita pena alternativa alla detenzione.

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Grazie ai permessi concessi dall'autorità giudiziaria gli era stata data la possibilità di continuare a svolgere la sua attività professionale fatta di partecipazione ad eventi e serate nei locali notturni e non solo.

Sfilate di moda, campagne pubblicitarie e testimonial di eventi sono solo alcune delle attività che lo stacanovista Fabrizio Corona svolgeva, previa autorizzazione del giudice di sorveglianza che seguiva quindi il percorso del detenuto fuori dal carcere.

Giudici che proprio in questi ultimi giorni hanno negato la possibilità al fotografo di lasciare il carcere in attesa di un nuovo giudizio, perché è considerato "un delinquente abituale". Decisione rimandata all'8 novembre quando il Tribunale di Sorveglianza del Tribunale di Milano si pronuncerà circa la possibilità per il detenuto Corona di utilizzare i benefici di libertà oppure ritornare definitivamente in carcere.