Michele Santoro è tornato su Rai 2 con un nuova trasmissione dal titolo Italia, che si snoderà in quattro puntate a partire da questo mercoledì. Si è cambiato totalmente formula rispetto ai solo dibattiti in studio, eliminando i collegamenti esterni, e si è puntato sul docufilm (una formula già presentata a Venezia con il documentario Robinú) seguito dal confronto in studio. Titolo della prima puntata è stata Tuttiricchi, con ospiti come Briatore e il sindaco di Milano Sala a confronto con quello di Napoli De Magistris. La seconda puntata sarà il 15 dicembre, quindi non ci sarà più la cadenza settimanale: alla fine del ciclo di puntate previste andrà in onda “M” due speciali su figure storiche “in cui si fonde cinema tv e inchiesta” chiosa il giornalista salernitano.

La nuova sfida di Santoro

Il suo scopo è quello di “tracciare nella tv italiana un linguaggio che ora non c’è”, insomma diventare lui stesso un “Umberto Nobile dell’etere”, come suggerisce il titolo ispirato al nome del dirigibile con il quale il generale si proponeva di raggiungere il Polo Nord. Ma il conduttore oggi cerca di raggiungere il suo di Polo Nord, ma quello dell’informazione. Tuttavia non cercherà più prosaicamente un rilancio e soprattutto uno share più altro di quello degli altri talk? In tutta questa modificazione del linguaggio televisivo, non ci sarà spazio per un dibattito con Renzi, magari impegnato in fin troppi "match" televisivi, come quello con Zagrebelsky: probabilmente come ammette Santoro “il conduttore che fa più ascolti oggi è proprio il Premier", quindi perché rischiare che a condurre “Italia” (e non solo l’Italia, non si sa dove) possa essere lo stesso Renzi?

I continui divorzi e riconciliazioni con la Rai

Il giornalista salernitano aveva tolto il disturbo nel 2012 dopo una aver ricevuto una congrua (anche troppo) buonuscita da Viale Mazzini, avendo passato una vita in Rai, dagli inizi con "Sammarcanda" al "Raggio verde" sulla seconda rete, entrando però in rotta di collisione con l’allora Premier Berlusconi. “Santoro  si contenga” era stato solo il prologo al celebre editto bulgaro contro di lui e Biagi, che era costato ad entrambi l’ostracismo televisivo.

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Il buon Michele pensò bene di darsi alla politica, fu eletto al Parlamento europeo, ma con risultati non memorabili, infine fu reintegrato da una sentenza a lui favorevole dal tribunale del lavoro dopo anni di carte bollate.

E tornato su Rai 2 creò Anno zero, la sua trasmissione più controversa e polemica verso tutta la classe politica, non solo il centro destra berlusconiano. Perché Santoro sarà un fazioso, ma non nel senso di essere un intellettuale di sinistra (esiste ancora la sinistra dopo le mutazioni genetiche del PCI?) la sua faziosità è intrinseca in sé medesimo. Egli pensa di avere il dono della verità assoluta come quasi tutti gli showman da Costanzo a Vespa, passando per Funari. Certo Santoro ha subito attacchi di ogni tipo, esterni ed interni alla Rai, a cui ha garantito indici di ascolto alti e quindi permesso di fatturare milioni di euro con la pubblicità. Anni fa un Masi (a sua “insaputa” direttore generale) su ordine berlusconiano cercò di fare censura preventiva su una puntata che parlava di “Mignottocrazia”, tramite telefonata in diretta.

In quel caso il tribuno della "plebe televisiva" Santoro gli rispose per le rime, e Masi fu defenestrato.

Anno Zero andò sempre in onda senza che gli autori cambiassero una virgola di quello che ritenevano dovessero essere gli argomenti in scaletta. Santoro è un animale del giornalismo d'assalto, con tutti i pregi e i difetti che questo comporta: parla alla pancia degli spettatori, ma ha un fiuto per le notizie, per lo scoop o per l’inchiesta scomoda, che oggi in pochi hanno in una tv autoreferenziale che non decodifica la realtà che la circonda, limitandosi a diventare salotto per i monologhi dei vari politici. Speriamo che la sfida santoriana porti una ventata d'aria fresca nei talk.  #Matteo Renzi