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Difficilmente don Mazzi ha voltato lo sguardo nel vuoto quando qualcuno ha avuto bisogno di lui e di una 'mano' per essere reinserito nella società. Don Antonio Mazzi fin dal 1962 si è impegnato nello studio della psicologia, psicopedagogia e psicoanalisi perché in lui alberga, da quando era una ragazzo, il desiderio di aiutare gli emarginati e i giovani tossicodipendenti specializzandosi soprattutto nel loro recupero. Così nel 1980 nasce per suo volere la Comunità Exodus che diventerà, nel 1996, una Fondazione ONLUS giuridicamente riconosciuta.

Cosa sappiamo di Exodus

Principalmente, delle comunità Exodus di Don Mazzi, conosciamo quella più in vista che è a Milano.

Situata nei pressi del parco Lambro è diventata ultra-popolare perché intervenuta nel recupero del chiacchierato ex 'Re dei Paparazzi', Fabrizio corona. Ovviamente la Fondazione espande le sue 'caritatevoli braccia' in molti territori d'Italia: Vicenza, Bormio, Iglesias, Verona, ma anche del mondo: Bolivia, Honduras, Madagascar, Patagonia ecc. Nelle comunità vengono praticate, per il reintegro sociale delle persone emarginate e tossicodipendenti, i seguenti strumenti educativi: teatro, volontariato, musica, lavoro e sport.

Il più famoso degli emarginati

Una delle persone più in vista accolta nella comunità Exodus milanese e più precisamente in quella di Gallarate, fu Fabrizio Corona quando, nel 2015, in seguito alle tante malefatte e alle estorsioni ai danni di personaggi del mondo dello spettacolo (indagine-scandalo nominata 'Vallettopoli'), vide le sue condanne accumularsi a 13 anni e due mesi (18 gennaio 2013) anche a causa della tentata fuga che lo portò a Cascais in casa di amici.

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Nel 2015, dopo tre anni di carcere, alcuni personaggi famosi come Celentano e Travaglio chiesero la libertà di Corona definendo esagerata la sua condanna. Quando l'ex 'Re dei Paparazzi' si trovò di fronte ai giudici per essere 'rivalutato' disse: "Fidatevi, sono cambiato", "Sono un uomo nuovo". In favore della scarcerazione fu anche Don Mazzi quando si dichiarò pronto ad accoglierlo nella Comunità Exodus, luogo deciso dal verdetto del giudice Giovanna De Rosa per la sua 'riabilitazione'.

Don Mazzi a Corona

Don Mazzi riuscì quasi a domare Corona il ribelle, l'uomo pieno di carattere e voglioso di un mondo al suo volere: sembrava rabbonito, in mezzo ai rifugiati nigeriani della Comunità Exodus, mentre serviva il cibo a tavola e lavava i piatti. La propaganda dell'emarginato recuperato era riuscita nell'intento e alla fine Fabrizio Corona fu scarcerato e liberato anche da quelle catene. In seguito al suo nuovo arresto, per intestazione fittizia di beni e il suo ritorno in carcere, si sente la rabbia del sacerdote che aveva creduto in lui e che oggi non vuole più sentirne parlare.

"Non sono pentito di averlo accolto", dice Don Mazzi quando scrive nella lettera: "Corona caro, prima di tutto non venire da me perché sono stato troppo buono e tu mi hai fregato"; "ero convinto non mi avresti imbrogliato ma e rispuntato fuori il Corona che è in te". La rabbia di Don Mazzi è motivata dall'inutilità del suo ritorno in galera e spiega: "Persone come lui avrebbero più bisogno di pazienza e di stare più tempo con me" ma dopo un attimo di silenzio, stizzito, dice: "Don Mazzi ha da fare con altri casi peggiori di te, cercati un'altro".