Marco trova Barbara in un lago di sangue. L'ultimo abbraccio

"Amore mio no. Amore mio no". E’ lacerante il dolore di Marco mentre stringe a sé il corpo esanime di Barbara, dopo una corsa all'ultimo respiro, l'estrema struggente immagine dei due protagonisti, vittime dell'inferno nel quale si erano calati, vittime dell'anelito inestinguibile alla felicità, illusi di poter sfuggire alle spire di un destino che invece li attendeva al varco della violenza più efferata.

Diane Flerì e Marco Bocci: scena d'intensità commovente

La scena dell'addio, l’angoscia di un abisso nel quale Marco può solo stringere Barbara in un abbraccio disperato, rimane la pietra miliare di una serie che ha saputo suscitare, nelle quattro puntate del racconto, emozioni variegate e tumultuose nel pubblico, tanto che in altre occasioni si è posto l'accento sulla narrazione shakespeariana di questa fiction.

Chi ha assistito a quel frammento fatto di lunghissimi secondi non avrà potuto resistere alla commozione: questa è l'arte antichissima della recitazione, portata sul piccolo schermo. Da rivedere su Mediaset play.

Solo: cast da applauso, regia impeccabile, sceneggiatura accurata, nessuna sbavatura

Tutte le interpretazioni sono risultate convincenti: si nota come ciascuno degli attori abbia studiato a lungo la parte, ne abbia discusso con regia e sceneggiatori, abbia compreso fino in fondo le motivazioni e la psicologia dei personaggi. I Corona, padre e figlio: trasformati da Renato Carpentieri e Peppino Mazzotta in due pezzi d'antologia della fiction. Nei gesti, nelle espressioni e persino nelle inflessioni della voce. Agata, poco più che un'adolescente chiamata a diventare donna in fretta in quel mondo brutale, ha trovato in Carlotta Antonelli un'interprete sensibile, attenta alle sfumature.

Persino Felice, il gregario di 'ndrangheta che ha perso il figlio in circostanze sospette, mostra l'anima di un uomo duramente provato da vicende drammatiche fino a lasciarsi coinvolgere nel tradimento ordito da Vincenzo Corona, nella convincente parte che a quest'ultimo ha saputo conferirgli il bravissimo Pierluigi Misasi. I ruoli sono venuti emergendo fin dalla prima puntata e si sono manifestati in una corriva interazione con l'ambientazione, nei rapporti sociali, di potere e familiari, mostrando tutti i segni di una società basata sul sospetto, sulla parola pesata o gridata, sugli sguardi che celano intrighi di animi coltivati in un rancoroso e vendicativo assalto alla vita.

Feroce. Senza pietà.

La vendetta finale

La trama segue la regola della violenza. Vincenzo Corona rimane ucciso dopo l'ultimo assalto al potere del fratello e del nipote. Agata subisce il turbamento destato dall'aver scoperto il suo incolpevole ruolo nella morte di Barbara avvenuta per mano del fratello Bruno. Tenta di togliersi la vita ma è salvata proprio da Bruno e dal padre, il vecchio boss che nelle scene finali si batte il petto da penitente che riconosce di essere all'ultimo atto.

Ormai per Solo è questione di tempo: Bruno tenterà di ucciderlo organizzando una trappola condita dalla logica perversa dell'inganno. Non ci riuscirà. Ferito nel suo smisurato orgoglio, sfida Marco dissacrando il ricordo di Barbara: ormai inerme, usa le parole come una lama per infierire sull'animo di Marco spingendolo a sparare. E quello che vuole. E quello che vogliono entrambi, uniti in una missione di morte.

Marco e Agata: anime spezzate

Ma sarà Agata a subire le ire di chi intende vendicarsi dei Corona per il loro fallimento. La fuga che Marco aveva preparato per lei fallisce: la ragazza viene rapita e rischia la vita, vittima di un gorgo micidiale.

Solo ne è consapevole e decide di compiere un gesto folle: libera Antonio Corona dalle mani della Polizia, dei suoi stessi colleghi. E' l'unico modo per mantenere intatto il tenue filo con il quale sarà forse possibile salvare Agata. La loro storia, intrisa di sentimenti complessi, è destinata a proseguire. Vai su Segui per altri racconti di fiction.

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