"Sto qua due anni". Con una battuta fatta nel corso di una puntata "Che tempo che fa" Fabio Fazio si può dire che, seppur in maniera velata, abbia lanciato una vera e propria sfida a Matteo Salvini che, con il nuovo corso dirigenziale in Rai, si augurava, in un certo senso, il taglio di alcuni personaggi televisivi che guadagnavano troppo e che, evidentemente, non gli suscitavano troppa simpatia. Non serve essere degli stregoni per capire che l'identikit corrispondeva a quello di Fabio Fazio, attaccato anche per il fatto che percepisca uno stipendio mensile pari a quello annuale del ministro dell'Interno, ma con responsabilità sensibilmente inferiori.

Il contratto è ancora lungo

Non è ancora chiaro quale possa essere il futuro di Fabio Fazio dopo la totale rivisitazione dei quadri dirigenziali della Rai, ma qualunque siano i provvedimenti occorre sottolineare come bisognerà fare i conti con quanto scritto nei contratti che disciplinerà in maniera ineluttabile l'eventuale prosieguo o interruzione dei rapporti tra Fazio e la televisione pubblica.

L'attuale accordo, secondo quanto riportato da Il Giornale e Libero nella loro edizione on line, sarebbe basato su trentadue puntuali annuali di "Che tempo che fa" e trentuno di "Che fuori tempo che fa" (la versione in seconda serata). Attualmente il conduttore è legato alla Rai fino al 2021 e pertanto fino ad allora sarà un dipendente Rai. Qualora, però, da Viale Mazzini dovesse essere presa la decisione di rivedere in maniera unilaterale le condizioni degli accordi bisognerebbe fare i conti con la necessità di pagare penali importanti che si aggiungerebbero al già lauto compenso percepito da Fazio.

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Matteo Salvini M5S

Penali da pagare enormi

Dietro quel "Io sto qua due anni, non mi muovo" pronunciato da Fazio ci sarebbe la consapevolezza che qualunque cambiamento potrebbe portare la Rai a fare un bagno di sangue sotto il profilo economico. Sempre, secondo quanto riportano Libero e Il Giornale, la Rai sarebbe costretta a pagare a vuoto, in caso di allontanamento di Fazio dai palinsesti, circa 3,5 milioni a stagione che, moltipicati, per due farebbero 7 milioni.

Nei 3,5 milioni sarebbero compresi i 2,2 milioni a versare al conduttore, 704 mila per l'uso del format del programma "Che tempo che fa" e 700.000 euro di penale. Cifre che, evidentemente, la Rai proverà ad evitare di pagare, trovando una soluzione con il conduttore che possa accontentare tutti.

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