Love, Death & Robots, nuova serie appena uscita su Netflix, non ha una trama lineare, è infatti una serie antologica: ogni episodio ha personaggi, linee temporali e trame completamente diverse tra loro, unite tutte da un unico filo conduttore: la fantascienza. Anche la messa in scena è visivamente peculiare: ogni episodio è creato con una differente tecnica d'animazione, dalla stop motion a tecniche più tradizionali.

La trama in breve

Come si crea un prodotto di fantascienza così innovativo? Servono ovviamente due grandi libri di science-fiction, una casa d'animazione come la Blur Studio, e due geni (Tim Miller e David Fincher) in grado di vedere avanti come nessuno.

Così nasce Love, Death & Robots, la nuova serie originale di Netflix. Fin dal primo episodio si ha la sensazione di star per assistere ad un qualcosa di veramente inedito. Gli autori spostano le lancette del tempo raccontando vari futuri possibili per l'umanità: invasioni aliene, viaggi spazio-temporali, lotte tra robot, distopie, realtà surreali e molto altro, il tutto condensando ogni singolo episodio in non più di 10-15 minuti. Il risultato finale è un prodotto di science-fiction d'autore, dove alla fine di ogni episodio c'è sempre il cambio di prospettiva che ribalta filosoficamente tutte le certezze accumulate fino a quel momento dallo spettatore.

Oltre la fantascienza

Se a livello visivo siamo su livelli pazzeschi, con tecniche d'animazione e disegni veramente ben fatti, quello che colpisce di Love Death and Robots sono però i soggetti e le trame degli episodi, alcuni veramente geniali.

Gli autori attingono a piene mani un po' dal Cyber Punk alla Strange Days, un po' dalla fantascienza classica tipica di alcuni grandi scrittori di science-fiction come Ray Bradbury, Fredric Brown, o Philp K. Dick. Molti episodi strizzano l'occhio inoltre a dei grandi classici di fantascienza del piccolo e grande schermo: da Ai confini della realtà, passando per il cinema di Corman fino ad arrivare ad Alien, Blade Runner e molto altro.

Non mancano però episodi un po' più atipici, dove l'elemento fantascienza passa in secondo piano per dare risalto all'elemento più propriamente surreale. Un esempio è il terzo episodio della serie, intitolato "La Testimone", così surreale dal punto di vista visivo e narrativo che sembra scritto e diretto da David Lynch. Se Philip K. Dick guardasse questa serie, direbbe: "Questa non è fantascienza, né tantomeno Cyber Punk, questo è futurismo".