Gomorra è, senza ombra di dubbio, la produzione televisiva italiana di maggiore successo degli ultimi anni. La serie, ambientata a Napoli e scritta anche da Roberto Saviano, è un successo targato Sky arrivato ormai alla quarta edizione, iniziata venerdì scorso con i primi due episodi trasmessi dalla piattaforma satellitare a pagamento in prima visione. C'è, però, un capitolo delle prime due puntate che non ha convinto tre influenti medici poiché metterebbe in risalto una realtà che non esiste e rischierebbe di regalare agli spettatori un'immagine errata di particolari aspetti della sanità pubblica.

La storia parte dalla proposta di acquisto di un terreno

A manifestare perplessità rispetto a quanto raccontato da Gomorra sono tre famosi epatologi: Lucio Caccamo, Paolo De Simone e Maria Rendina. Nel corso di un episodio, infatti, Genny Savastano, il protagonista e temibile boss, prova ad acquistare il terreno di un operaio esortandolo a prendere i soldi che gli darebbero la possibilità di andare in Brasile dove avrebbe l'opportunità di far trapiantare un fegato nuovo alla moglie malata terminale e giudicata senza speranze dai medici.

Un'ipotesi che, secondo Savastano, nascerebbe unicamente dall'impossibilità di dare un organo nuovo alla donna.

Medici contro Saviano

I tre epatologi rivolgono, perciò, una lettera al più influente tra gli autori della serie. "Caro Saviano - scrivono - sui trapianti hai sbagliato. Per operarsi in Italia non serve Genny Savastano". Ed è una vera e propria tirata d'orecchie quella che i tre specialisti riservano allo scrittore: "Errore grave sui trapianti, Saviano doveva documentarsi meglio".

Tra un'auto-bomba e un'esecuzione a colpi di pistola, capita che si parli di trapianto di fegato. E non per caso. Nel secondo episodio andato in onda venerdì 29 marzo, il tema del trapianto di fegato diventa un vero e proprio snodo narrativo". Una scelta forse dettata da esigenze della trama, ma che coglie la totale condanna dei medici perché non sta nella relatà che una giovane donna, ricoverata in un ospedale italiano, sia costretta a pagare cifre super, rivolgersi al mercato nero o andare all'estero.

Un tema delicato e trattato in una maniera negativa. "L'Italia - scrivono - ha davvero fatto scuola anche in tema di sicurezza oltre che di trasparenza e non occorre affidarsi ai soldi di Genny Savastano. C'è la rete nazionale dei trapianti. E non bisogna pagare".

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