"Il Festival di Sanremo è funesto in tv quanto il coronavirus": il tweet ha lo stile inconfondibile del direttore di Libero, Vittorio Feltri. La kermesse dell'Ariston all'editorialista tutto furori e commenti al vetriolo non è mai piaciuta, fin dai suoi inizi nel secolo scorso.

Feltri non si è soffermato su polemiche e incidenti di percorso che hanno caratterizzato questa 70esima edizione appena conclusa con la vittoria di Diodato. Non ha commentato la lite Morgan-Bugo con abbandono del palco da parte del secondo, né lo stile di conduzione di Amadeus o la presenza di Fiorello.

Ha bollato tutta la manifestazione come inguardabile. Unico ad essere oggetto di un suo attacco mirato, Roberto Benigni per il compenso ingiustificato a fronte di un'esibizione che non gli è piaciuta.

'Festival di Sanremo, un virus in tv'

"Di Sanremo non me ne frega niente. Baglioni mi fa venire il latte alle ginocchia" o anche "L’interesse che ho io nei confronti del Festival di Sanremo è pari al comportamento sessuale degli scarafaggi. Detto in parole povere non me ne frega una mazza". Esternazioni senza peli sulla lingua, caratterizzate da immagini spesso fantasiose che Vittorio Feltri aveva pronunciato l'anno scorso a proposito della kermesse canora che vedeva la firma artistica di Claudio Baglioni.

Forse perché sempre in controtendenza, ogni anno, Feltri viene chiamato ad esprimere un giudizio e ogni anno conferma la sua sentita antipatia per la manifestazione canora con paragoni sempre nuovi.

Quest'anno ha giocato d'anticipo, pubblicando tweet al vetriolo che puntualmente hanno scatenato polemiche perché si è ispirato all'epidemia da coronavirus. Giorni prima dell'inizio della manifestazione, il 4 febbraio, ha pubblicato un cinguettio altamente spregiudicato, per alcuni cinico, di cattivo gusto e privo di sensibilità, in cui ha scritto: "Se il Coronavirus facesse un salto a Sanremo farebbe un’opera buona".

Infine, ieri, per sintetizzare a modo suo la chiusura dell'evento canoro, Feltri si è così nuovamente espresso via Twitter: "Il Festival di Sanremo è funesto in tv quanto il Coronavirus".

'Il momento più bello è quando finisce'

Nel giorno finale della rassegna e della proclamazione del vincitore, Feltri ha pubblicato su Libero la sua stroncatura del Festival di Sanremo.

Ha scritto in un editoriale che il momento più bello dell'evento è quando finisce. Mentre, il peggiore, è quando si alza il sipario e attacca l'orchestra: "il mio disgusto raggiunge il diapason". Il direttore ha tracciato una breve storia del Festival che si incrocia con un pezzo di storia italiana, oltre che autobiografica. Agli esordi, correva l'anno 1951, il Festival non si guardava ma si ascoltava via radio e a condurlo era Nunzio Filogamo, passato alla storia perché apriva le trasmissioni con la frase "Amici vicini e lontani, buonasera". Feltri tratteggia il ritratto di un'Italia appena uscita dalla guerra, fatta di gente povera, se non poverissima.

Nella maggior parte delle case, non c'era il bagno e tanto meno il frigorifero, della tv neanche si conosceva l'esistenza, ma tutti ascoltavano il Festival alla radio. Allora come oggi, per Feltri le canzoni erano brutte. Cita ad esempio Papaveri e papere di Nilla Pizzi definendola "una boiata pazzesca".

Ma nel clima postbellico, quelle note erano un balsamo per orecchie altrimenti abituati al suono dei bombardementi. Il giorno dopo il Festival, quelle canzonette le cantavano tutti. "Finiti gli incubi bellici e le lotte fratricide tra partigiani e fascisti, si inaugurava un'era spensierata, benché la miseria dominasse ancora.

Le canzonette per quanto idiote infondevano una sorta di letizia utile", spiega il direttore. Superata quella fase, presto passò a Feltri qualunque interesse per la maifestazione. Il capolavoro della kermesse, Volare di Domenico Modugno, gli fa tuttora venire i nervi. A dispetto dei traguardi in fatto d'ascolti, da decenni gli pare che la manifestazione sia scaduta "a livelli infimi". Gli pare una sagra paesana senza alcun fascino, all'insegna di polemiche su questioni di lana caprina e sciapi pettegolezzi. E' contento che anche quest'anno sia giunta a conclusione: ai "gorgheggi più stupidi del mondo", preferisce il ritorno a una 'normalità' televisiva all'insegna di calcio e trasmissioni politiche.

Su Benigni: 'Che cu.. guadagnare così'

Gli strali di Feltri hanno avuto come bersaglio diretto Roberto Benigni. Di lui, Feltri si è occupato in un tweet all'indomani dell'esibizione al Festival di Sanremo del comico toscano che ha reinterpretato il Cantico dei cantici contenuto nella Bibbia ricevendo un compenso di 300mila euro.

Per alcuni commentatori, si sarebbe trattata di una storpiatura e banalizzazione del testo contenuto nella Bibbia che trasformerebbe un inno all'amore in esaltazione dell'amore fisico. Nell'interpretazione di Feltri, "Benigni ha cantato strapagato l'amore gay". Il direttore ha poi concluso sarcasticamente: 'Però che cu..

guadagnare così".

Segui la pagina Gossip
Segui
Segui la pagina Festival Sanremo
Segui
Segui la nostra pagina Facebook!