"È peccato mortale volere l'estinzione del popolo cinese?": la domanda l'ha formulata Rita Dalla Chiesa su Twitter, scatenando un putiferio social. La popolare ex conduttrice di Forum, fervente animalista, oltre che vegetariana da trent'anni, ha poi spiegato di aver voluto fare una provocazione a commento di un evento "gastronomico" orientale. Si tratta del Festival della carne di cane che si svolge ogni anno in Cina, a Yulin.

Dalla Chiesa, 'La mia è una provocazione'

"La mia è una provocazione, è una domanda. Poi, se non lo capiscono, peggio per loro! Dobbiamo fare casino". Implacabile contro i cinesi, Rita Dalla Chiesa ha "cinguettato" parole di sdegno a commento di un articolo pubblicato da Il Fatto quotidiano, e da lei postato, in cui si dà notizia che la pandemia da coronavirus non ha fermato il Festival della carne di cane.

Un evento che si svolge dal 21 al al 30 giugno e che anche quest'anno si è appena aperto, come ormai da 10 anni a Yulin, città della provincia di Gaungxi, nel sud est della Cina. In questi 10 giorni, migliaia di animali, cani in prevalenza, ma anche gatti, sono sottoposti a un trattamento all'insegna della crudeltà estrema: uccisi a sprangate, macellati, venduti e mangiati perché considerati carne molto proteica, fonte di salute.

Dopo l'epidemia da coronavirus, il governo cinese ha cercato di estirpare antiche abitudini: di recente, il ministero dell’Agricoltura ha proposto di escludere dall’elenco dei cibi commestibili cani e gatti, per includerli tra quelli da compagnia. Ma, mentre, autonomamente, città come Shenzhen e Zhuhai hanno già vietato il commercio di carne di animali da affezione, altrove si continua a venderla.

Secondo le denunce di associazioni animaliste, la Cina resta il Paese che uccide 10 milioni di esemplari l'anno per scopi alimentari.

Tuttavia, la boutade di Dalla Chiesa, non è piaciuta ad alcuni utenti social secondo i quali volere l'estinzione di un popolo è razzista o, peggio, equivale a invocare un genocidio. C'è chi ha scritto che certe affermazioni non andrebbero mai fatte.

Secondo qualcuno, l'argomentazione di Dalla Chiesa potrebbe essere sostenuta allo stesso modo dagli indiani contro di noi, perché mangiamo bovini, o dagli arabi, perché ci cibiamo di maiali. C'è chi, pur condividendo la sostanza del discorso della giornalista, ritiene che abbia usato termini eccessivi e non accettabili.

'Andiamo tutti a protestare all'ambasciata cinese'

Interpellata dall'Adnkronos, la Dalla Chiesa ha spiegato di non essere affatto pentita di ciò che ha detto. Ha usato parole forti perché cruente sono le immagini di cani infilzati viste sui social, in arrivo dal Festival di Yulin. Anzi, la figlia del generale Dalla Chiesa, ha invitato alla mobilitazione collettiva: "Andiamo tutti a protestare sotto l'ambasciata cinese e sotto i consolati. Questo tipo di manifestazioni non dovrebbero essere ammesse in una società civile, anche perché i cinesi, avevano detto che l'avrebbero sospesa" Rita Dalla Chiesa ha aggiunto che la sua esternazione arriva dopo un periodo sconvolgente: "Con quello che hanno combinato, poi, devono solo stare zitti!", ha detto in riferimento alla pandemia che sarebbe partita dalla Cina.

'Non ce l'ho con chi mangia carne'

Per chiarire ulteriormente il suo punto di vista, l'ex conduttrice di Forum ha precisato a Marco Liorni, il conduttore del programma di Rai 1 Italia sì, giorno per giorno, di cui è ospite fissa, che si capiva benissimo che la sua è stata una provocazione, anche se dura.

Lei, in realtà, vorrebbe vedere estinti costumi e abitudini che reputa incivili, non la Cina nè tantomeno i cinesi. Inoltre il suo non era un atto di accusa nei confronti di chi, in generale, mangi carne, anche se la donna è una convinta vegetariana, ma se lei vedesse il suo cagnolino Pedro infilzato, come succede a tanti cani in Cina, si sentirebbe male.

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