Fiorella Mannoia, in una lettera scritta per Vanity Fair e pubblicata sia sulla versione cartacea che web della rivista, parla a tutto campo della situazione italiana del mondo della musica, della quarantena e di un mondo che non è ancora messo nelle condizioni di ripartire. Dice di provare rabbia perchè ha voglia di lavorare per sé stessa e per tutte le persone che ruotano intorno a lei ma non può farlo. E non le va giù che ci siano politici che si fanno selfie appiccicati - senza fare nomi ma le allusioni sono chiare - mentre al mondo dello spettacolo sono applicate regole che, di fatto, rendono impossibile la ripartenza.

Fiorella Mannoia: 'I lavoratori del mondo dello spettacolo stanno pagando un prezzo alto e sono senza tutele'

Fiorella Mannoia racconta di avere trascorso la sua quarantena a Roma e rivolge subito un pensiero a tutti quei lavoratori impegnati nel mondo dello spettacolo che, in quest'anno molto particolare, stanno pagando un prezzo troppo alto visto che si trovano senza ingaggi e molto spesso senza nessuna tutela. La cantante afferma che sono spesso dimenticati.

Mannoia dichiara che è bruttissimo vedere sui siti di tutti in cantanti la stessa frase: 'Nessuna data al momento disponibile'. E ricorda l'ultimo concerto fatto, il 28 dicembre a Roma. Per l'interprete di "Quello che le donne non dicono" la situazione attuale dà malinconia.

E riflette sulla botta economica tremenda per tecnici, assistenti di palco, tecnici luci e autisti. Mannoia dice di sentirsi impotente visto che intorno a lei ruotano almeno 30 persone.

Mannoia: 'Noi vogliamo lavorare, si stanno perdendo giorni preziosi'

La Mannoia dichiara di volere uscire dalla retorica del "noi lo diciamo per i lavoratori".

Afferma in prima persona che 'Io voglio lavorare'. Con la motivazione che se lavora lei, a cascata poi lavorano anche altre decine di persone.

E la cantante attacca visto che, a suo avviso, in estate si sarebbero potute sperimentare soluzioni per gli spettacoli sicuri. Invece si sono persi giorni e si vedono invece politici che si scattano selfie tutti appiccicati uno all'altro.

L'artista evidenzia che, ora, anche sugli aerei è consentito viaggiare vicini in spazi molto ridotti. Mentre per Io spettacolo, anche in luoghi all'aperto molto estesi, è fissato a 1.000 il numero di persone che può essere presente. Di fatto, questo non consente di lavorare e fa molto arrabbiare Mannoia.

Il numero di Vanity Fair contiene diverse testimonianze di artisti del mondo della musica volte a porre l'accento sulle grandi difficoltà che sta vivendo il settore con i grandi concerti sostanzialmente non possibili e le conseguenti problematiche di tanti lavoratori.

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