Beatrice Luzzi, attrice affermata, autrice e professionista impegnata nel sociale, negli negli anni ha saputo costruire un percorso artistico originale e coerente con i propri valori. Al di là della popolarità raggiunta sul piccolo schermo, Luzzi ha mantenuto una forte identità creativa, coltivando la scrittura, nuovi progetti professionali e un rapporto diretto con il pubblico.

In questa intervista esclusiva a Blasting News, Beatrice Luzzi fa il punto sulla sua carriera, le proprie idee e le sue prospettive future.

Beatrice Luzzi: 'Ho sempre scritto, ma ho pubblicato poco'

Lei è un’artista che ha sempre alternato televisione, teatro, scrittura e impegno personale: in questo momento della sua carriera, quale sente essere la sua direzione principale e cosa la sta ispirando maggiormente?

'Beh, sicuramente lo spettacolo dal vivo, che siano eventi, conduzione, teatro, il rapporto diretto con le persone è quello che in questo momento mi attira di più, e di cui a mio parere c'è più bisogno, di emozioni condivise realmente. È un periodo in cui sento la necessità sia personale che sociale di esprimermi live'.

La scrittura è una parte importante del suo percorso. Come nasce il suo rapporto con la parola scritta e quali temi sente oggi più urgenti o più vicini alla sua sensibilità autoriale?

'Provengo da una famiglia di letterati, e i miei nonni erano giornalisti, ...diciamo che la scrittura è un po' ereditata. Ho sempre scritto, ma ho pubblicato poco; è la forma di espressione che mi viene con più semplicità e che ho trascurato di più. Quanto alle tematiche: sento che decenni di edonismo, individualismo, comodità e superficialità hanno disgregato quei valori etici e comunitari nati dopo la seconda guerra mondiale. La coscienza collettiva si è indebolita nel corso degli ultimi decenni rendendo i cittadini consumatori, prima di beni, adesso dei loro stessi corpi, trasformati, tagliati, forgiati, umiliati a favore di clic... a discapito dello spirito, della ricerca di un senso più alto della vita, a discapito di battaglie sociali importanti, di una visione, di un progetto, e last but not least, a discapito della felicità individuale stessa'.

Quanto la sua esperienza personale e professionale influisce sul modo in cui costruisce personaggi, racconti o progetti creativi? Si considera una narratrice più istintiva o più razionale?

'Beh, è naturale che l'esperienza personale influisca sul modo in cui si costruiscono personaggi e racconti. Un artista a mio parere, prima ancora del talento, deve avere esperienza di vita, esperienze di vite, il più possibile: aver conosciuto persone di ogni dove e di ogni ambiente, di ogni fazione e impostazione. Deve avere una mente aperta, aver sperimentato il più possibile l'eterogeneità e complessità dell'umanità. Più un attore è ricco di vita propria, più è un bravo attore a mio parere, anzi attrice.

Se sono più istintiva o razionale è una domanda a cui non so rispondere. Mi dispiace. Diciamo che in generale cerco strade in cui confluiscano più sfumature possibili'.

Ha anticipato di avere in cantiere nuovi progetti: è possibile sapere in quale ambito si stanno sviluppando — letterario, teatrale, televisivo — e cosa può anticipare ai suoi lettori e ai suoi spettatori?

'Sto facendo le prove di uno spettacolo che si intitola "T'aspetto fuori", con la regia del grandioso Enrico Lamanna, che affronta il terribile tema del bullismo, soprattutto digitale. È uno spettacolo potente, che mi costa moltissimo a livello emotivo, ma spero che ogni ragazzo e ragazza che lo guardino, ma anche signore e signori, che non sono da meno, possano riflettere su quanto siano potenti i proiettili sparati per frustrazione sui social.

Debuttiamo tra pochi giorni in Campania'.

'Credo che il mio fandom mi ama soprattutto per il mio senso di responsabilità'

Lei è una personalità molto seguita: sente una responsabilità particolare nei confronti del pubblico, soprattutto dei più giovani, e come gestisce questa relazione che spesso va oltre la semplice esposizione mediatica?

'Certo che sento una grande responsabilità. Qualunque personaggio pubblico dovrebbe sentirla (e non solo i personaggi pubblici). Credo addirittura che chi mi segue, il mio fandom come si suol chiamare, mi ama soprattutto per il mio senso di responsabilità. Questo non vuol dire che non si possano avere fragilità, difetti, dêfaillance ma l'intento, l'intento di chi fa mestieri pubblici - dalla televisione alla politica - dovrebbe essere sempre e soltanto quello di migliorare la collettività in termini di progettualità e coesione.

Invece ho l'impressione che si giochino soprattutto partite a biliardino, in cui l'importante è far rimbalzare più volte possibile la pallina, a destra a sinistra sotto sopra, basta che rimbalzi. Più botte dai, più rumore fai, più a lungo ti tieni in vita... ma tutt'intorno distruggi'.

Le chiedo se in futuro si vedrebbe coinvolta in programmi d’opinione o d’approfondimento, come opinionista o presenza fissa, valorizzando la sua personalità e la sua capacità di analisi.

'Assolutamente sì, mi piacerebbe moltissimo condurre una trasmissione in cui si affrontano i più svariati temi - sociali, umani, etici, ma anche quotidiani - da diversi punti di vista, con una discussione costruttiva con il pubblico in studio e a casa. Mi piacerebbe moltissimo e, devo dire, ci sto lavorando con un gruppo autorale di prim'ordine'.