Rita Rusciano è un’attrice e sceneggiatrice italiana, nata a Napoli il 27 febbraio 1986. Fin da giovanissima, inizia un percorso artistico solido e variegato, fondato su una formazione rigorosa e su una forte vocazione per la recitazione.

All’età di 16 anni, si avvicina al mondo della recitazione, iscrivendosi a una compagnia teatrale. Il teatro rappresenta il primo vero terreno di sperimentazione artistica, dove comincia a sviluppare uno stile interpretativo intenso, attento alle sfumature emotive e alla verità dei personaggi.

Dopo le prime esperienze, prosegue il suo percorso di studi trasferendosi a Milano, dove frequenta l’Accademia del CTA, approfondendo anche il metodo Strasberg, per contribuire a definire un approccio alla recitazione fortemente introspettivo e psicologico.

Parallelamente, studia doppiaggio e amplia ulteriormente le sue competenze artistiche iscrivendosi alla Musical Academy di Elena Ronchetti, sotto la direzione artistica di Gino Landi, seguendo corsi di canto e danza accanto a workshop teatrali di alto livello.

Prima dell’affermazione televisiva, Rita Rusciano prende parte a numerosi cortometraggi e a spot pubblicitari, esperienze che le permettono di confrontarsi con linguaggi diversi e di affinare la propria versatilità interpretativa davanti alla macchina da presa.

La notorietà arriva con il ruolo di Antonietta nella storica soap di Rai3 Un Posto al Sole, personaggio che conquista il pubblico grazie a una recitazione misurata, autentica e profondamente umana.

Un’interpretazione fatta di silenzi, sguardi e tensioni interiori che conferma la sua capacità di dare spessore anche ai ruoli più delicati e complessi. Blasting News l’ha contattata per un’intervista, per parlare dei suoi esordi da attrice, i lati del suo personaggio fino ai progetti futuri.

Rusciano: 'Antonietta è fragile ma dentro sprigiona forza'

Che attrice eri prima di approdare in Un posto al sole e che attrice sei diventata dopo?

“Prima di Un posto al sole ho sempre fatto film indipendenti. Quindi, mi è capitato di lavorare anche in un film in inglese con il regista Ruggero Deodato, che si chiama Ballata in Blood e poi ho recitato in piccole parti in alcune fiction, ho fatto che Dio ci aiuti, Un passo dal cielo.

Inoltre, ho preso parte a spot pubblicitari, cortometraggi, lungometraggi, e ho girato nel film Succede in una notte di Emiliano Canova, per il quale ho vinto anche un premio di recente al Vesuvio Film Festival. E io lì sono proprio la protagonista, perché è un film che parla di cambiamento climatico e io sono un'influencer che parla di questo tema. Il mio personaggio si chiama Cornelia e praticamente una sera decido di lasciare il mio numero di telefono ad un giornalista, conduttore televisivo, con il quale sto litigando. E quindi le persone iniziano a chiamarmi e nasce tutto un dibattito sul cambiamento climatico. Questo film è tutto girato in una macchina ed è un viaggio dentro la psicologia del personaggio, perché poi attraverso queste telefonate lei scoprirà anche dei misteri sulla sua famiglia e su se stessa”.

Un film sociale, quindi

“Un film sul sociale che parla di cambiamento climatico. Un film in cui lei ha dei dibattiti con le persone che sono persone principalmente che la odiano sui social, quindi parla anche di cyber bullismo, un tema comunque attuale anche perché dietro questi strumenti spesso le persone possono dire quello che vogliono dietro una tastiera. E l'anno scorso è arrivato Un posto al sole, in cui sono entrata nel cast e avevo fatto già un provino due anni prima per un altro ruolo. E invece poi due anni dopo mi hanno contattato per il ruolo di Antonietta”.

A proposito di tematiche sociali, Antonietta è un personaggio molto importante, perché è una moglie maltrattata dal marito, e quindi molto spesso tratta di violenza sulle donne.

Un tema più che mai attuale

“Sì, tratta di violenza di genere, quindi comunque più sociale. Io sono orgogliosa di aver raccontato questa tematica, perché purtroppo ancora oggi tante donne vivono questa situazione, in cui sono succubi del marito. Questo è dovuto dall'educazione con cui magari alcune donne sono cresciute o che hanno ricevuto, quindi hanno la tendenza ad essere sottomesse. E Un posto al Sole ha deciso di raccontare questo tema ed è un prodotto, secondo me, molto di qualità, che parla di argomenti attuali. Infatti, Antonietta fa delle scelte che magari il pubblico non ha sempre condiviso, come quella di continuare a restare con il marito nonostante la violenza, le botte e i tradimenti.

E quindi i telespettatori scrivono che Antonietta dovrebbe lasciarlo”.

C'è stato un momento in cui ti sei sorpresa di difendere proprio Antonietta anche fuori dal set, perché ci sono persone che ti scambiano per il personaggio?

“Sì, quello mi succede spesso soprattutto quando cammino per le strade di Napoli. Le persone mi dicono "Antonietta, devi lasciare tuo marito, perché ti maltratta, devi lasciarlo, perché ti tratta male!". Io però rispondo che non ho inventato io questa storia e che sono un'attrice che sta interpretando un ruolo. Molto spesso capita che il pubblico pensa che non siamo attori, ma che siamo i personaggi della realtà. Quindi, il mio personaggio, in realtà, fa scaturire un po' di tenerezza nel pubblico e ho ricevuto tanto affetto”.

Quanta possibilità ti senti ad interpretare questo ruolo?

“Tanta responsabilità. E poi mi è capitato che le donne mi abbiano proprio scritto che si trovavano nella stessa situazione o comunque che hanno avuto ex che le trattavano in questo modo. Alcune mi hanno detto "Sono riuscita a lasciare la persona con cui sto, mi stavo rivedendo in Antonietta". Insomma, molte donne si sono riviste nel mio personaggio”.

Quale messaggio vorresti lanciare?

“Ogni anno si tende spesso a chiudere un occhio di fronte alla violenza che invece è da condannare e in un rapporto bisogna andarsene al primo schiaffo. Bisogna chiudere le relazioni”.

C'è qualche scena che ti ha messo a dura prova?

“Le mie scene sono state tutte molto emotive, perché è un personaggio che tende a piangere e a portare fuori le sue emozioni.

Quindi, Antonietta è una donna molto sensibile e soffre tantissimo. Direi che il percorso di Antonietta è stato emotivamente molto forte per me. La scena che mi ha messo più a dura prova è stata quella dello strangolamento, perché c'era un dialogo dove io prima piangevo, mi arrabbiavo con lui, e poi venivo strangolata e piangevo di nuovo. Dunque, sono state scene complesse da vivere, e anche se poi c'è un distacco dal personaggio, sono rimasta molto soddisfatta”.

Come ti sei preparata per questa scena? Hai delle tecniche particolari?

“Io utilizzo molto l'ascolto in scena, dunque tendo comunque molto ad ascoltare, a vivermi la scena e quello che sta succedendo. Diciamo che quello che io vivo è reale nella mia testa.

Sono emozioni vere che provo davvero, e quindi vivo proprio quel personaggio come se fossi io. Mi lascio molto trasportare dalle emozioni, da quello che succede durante la scena. L'ho preparata anche attingendo a delle cose personali del mio passato, esperienze che mi hanno fatto soffrire. Prendo un po' di me e un po' del personaggio, e durante la scena, mi concentro su quello che sta vivendo il personaggio. Questo è il mio metodo. E poi cerco le sfumature. Capire chi è Antonietta, che cosa sta vivendo, perché sta facendo determinate azioni. Il personaggio non va mai giudicato, ho sperato che si ribellasse, però non l'ho giudicata, neanche quando ha fatto delle scelte che sono state condannate dall'esterno, perché è comunque una donna che ama e che vive una dipendenza, quindi è una sorta di amore viscerale, di dipendenza da quest'uomo.

Lei comunque è come se fosse rinchiusa dentro una gabbia emotiva”.

Vedo che c'è anche un aspetto molto psicologico…

“Sì, molto. Antonietta è un personaggio molto interessante, che ha molte sfumature e poi vive questo amore in modo profondo, prova molta gelosia quando vede il marito che la tradisce. Ha tutta una serie di emozioni che viviamo. Vuoi o non vuoi, anche le emozioni negative fanno parte di noi. Quindi, tante persone si possono rivedere in situazioni relative che può aver vissuto Antonietta. Poi lei è una donna cresciuta in una realtà nella quale è un po' all'antica e venera il marito e non si stacca da suo marito perché per lei il matrimonio è una cosa sacra e qualunque cosa succeda, rimane fedele a suo marito.

Praticamente, è una donna d’altri tempi. E anche se in realtà sono passati tanti anni e siamo nel 2025, ci sono ancora persone che hanno quella mentalità e che vivono quella situazione”.

C'è un lato nascosto di Antonietta che è ancora inesplorato?

“Sì, il lato nascosto di Antonietta che è inesplorato, sicuramente, è la sua voglia di essere accettata, di ribellione, perché poi in realtà lei è fragile, ma dentro, secondo me, Antonietta sprigiona una grande forza. Quindi, più che ribelle, è forte, perché comunque agisce così perché ha voglia di essere vista dal suo uomo. Questo è il lato emotivo nascosto di Antonietta. Lo fa perché vuole essere notata da lui, cerca di essere accettata per quella che è, cosa che il marito non fa perché la discrimina”.

Se tu fossi una delle autrici della soap, come immagini Antonietta in un'epoca più moderna e come cambierà la sua vita?

“Allora, se io fossi una persona che scrive la serie, darei ad Antonietta una nuova vita, perché poi è una donna solare. È una persona anche un po' naive, abbastanza simpatica come ragazza, come donna. Quindi, le darei delle gioie e una vita più felice, dove potrebbe essere accettata per quella che è magari non da suo marito ma da un'altra persona. Spero prima o poi il personaggio possa avere una sua rivincita, chi lo sa, questo non lo sappiamo. Lasciamo un po' in tutti sospeso”.

Hai interpretato protagonisti e non. Che rapporto hai oggi con l'idea del personaggio secondario in un mondo televisivo dove spesso si cercano protagonisti?

“A me vanno benissimo anche i personaggi secondari, in realtà. Il mio lavoro mi piace perché noi raccontiamo storie, quindi anche un personaggio secondario ha la sua funzione. C'è una frase famosa che dice "non esistono piccoli ruoli, ma esistono solo piccoli attori". Quindi, in realtà, non è necessario che io sia protagonista di qualcosa, ma è necessario che quello che faccio, anche poco, io lo faccia bene. Va bene sia protagonista che personaggio secondario, perché è più importante raccontare una storia al meglio possibile”.

Che suggerimento dai ai giovani aspiranti attori?

“Agli aspiranti attori suggerisco di studiare tanto, di farsi le ossa, di fare esperienza e di cominciare a lavorare a teatro e con il cinema indipendente, perché spesso ci sono dei registi giovani e delle persone giovani che creano delle cose bellissime che servono agli attori per emergere. Dunque, direi di stare il più possibile su un palco, davanti alla macchina da presa, magari con dei cortometraggi, con dei film indipendenti, e non arrendersi, soprattutto perché questo è un mestiere dove ti possono chiamare anche dopo 20 anni. L'importante è perseverare. Chi persevera, secondo me, prima o dopo riesce a fare questo lavoro, perché è un mestiere dove non si è mai arrivati e non c'è mai un punto. Infatti, quando finisco un progetto, devo cercare un altro progetto. Tra l'altro, di recente ho lavorato in un film molto interessante, si chiama Revolution, di Corrado Ardore, prodotto da Marzio Onorato e Gianfranco Bellavia, che sono due attori di Un posto al sole. Abbiamo girato questo film immersivo, dove il pubblico diventa protagonista. In cui gli attori parlano con la telecamera, che in realtà sarebbero gli spettatori. È stato un esperimento come film”.

Quali saranno i tuoi prossimi progetti?

“Saranno degli esperimenti nuovi, chi lo sa. Io al momento, in realtà, sto lavorando con il mio corso di dizione e sto insegnando. Infatti, sono un'insegnante di dizione online, quindi sto facendo quello. Poi ci sono dei progetti che dovranno partire e incrocio le dita, sperando che vada tutto bene”.